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LA VOLONTÀ

Sono tanti i modi in cui possiamo rappresentare l’uomo e le sue facoltà.

Possiamo utilizzare, ad esempio, il simbolo della stella a cinque punte: ogni estremità indica una componente umana e la sua rispettiva funzione.

Col corpo si interagisce; alla mente appartiene il pensare; il sentire è del cuore; il volere è dell'anima, mentre l’essere è proprio del nostro aspetto più misterioso, lo spirito. Così si dispiega la coscienza.

 

Se delle prime tre facoltà abbiamo una comprensione più o meno chiara, risulta più difficile sondare il volere. Perché dovrebbe essere una funzione dell’anima e non, ad esempio, della mente? Non è la mente a decidere cosa vogliamo?

In effetti, la natura della volontà dipende da dove essa scaturisce. C’è quel che desidera la mente, c’è un volere del cuore e c’è il volere dell’anima. Tre diversi livelli di volontà, talvolta in accordo tra loro ma molto più spesso in disarmonia.

Desideri e voglie di ogni tipo attraversano senza sosta la mente, che è sollecitata dagli occhi: ciò che vediamo, ciò di cui percepiamo l’esistenza ci spinge a bramare, ad ambire, a voler fare e possedere. Si tratta di un volere stimolante e necessario alla vita, ma di frequente è mosso dall’egoismo e dalla smania di ottenere qualcosa.

Il cuore ha una sensibilità diversa: riesce a captare delle sfumature dell’esistenza che alla mente sfuggono, perché il sentire determina un modo diverso di interpretare la realtà. Naturalmente un cuore indurito avrà una “vista” ridotta e penserà solo a se stesso, mentre un cuore titubante porterà l’uomo alla confusione e ad oscillare nelle sue decisioni.

L’anima, invece, vede oltre: oltre il raziocinio della mente, oltre il sentimento del cuore. Poiché dimora su un piano più alto, è capace di cogliere delle luci inaccessibili agli altri elementi.

Per l’anima non si tratta unicamente di volere ma di approfondire, creare, offrire, indirizzare, concedere. Un insieme di movimenti che, se accolti e concretizzati, permetterebbero all’uomo di condurre un’esistenza molto più appagante. L'anima non pretende nulla, non è volta ad ottenere qualcosa o ad affermarsi: il suo scopo primario è proiettare l’essere ad un livello superiore, liberandolo di ciò che è superfluo e scialbo. 

 

Attraverso l’anima si esprime il nostro Sé Superiore. Prestando attenzione al volere dell’anima, ci lasciamo ispirare dalla Scintilla divina presente in noi. Ma come si manifesta questa volontà superiore? Come possiamo distinguerla dalle ambizioni della mente o dalle pulsioni del cuore? 

Sappiamo che è l’anima a parlare in noi quando il nostro volere non è “per noi stessi”, ma è orientato piuttosto al benessere altrui e di tutti; quando non si ferma alla superficie delle cose e degli avvenimenti, ma sente l’esigenza di immergersi in una comprensione più vasta.

L’anima tenta continuamente di comunicare con le altre componenti e di manifestare la sua volontà, ma di solito è messa a tacere: viene zittita dalle innumerevoli voglie che caratterizzano la nostra quotidianità, dai  desideri più materiali, dagli impulsi egoistici. Se ascoltasse la voce dell’anima l’uomo disporrebbe di un potere, su se stesso e sugli eventi, di cui normalmente non ha nemmeno sentore. Chi dà retta alla propria anima possiede una grande forza creativa, ha una visione più ampia e, poiché si lascia guidare dall’alto, può agire con maggior sicurezza.

E’ il cuore a raccogliere la sua voce, perché essa parla anzitutto al nostro sentire. La mente in questo senso non può dare grande aiuto: è troppo impegnata a barcamenarsi tra le vicende di tutti i giorni e, soprattutto, più deviata dall’ego. Ma se anche il cuore è chiuso, l’uomo diventa sordo ai suggerimenti dell’anima.

 Quante volte chiediamo a noi stessi uno “sforzo di volontà”?

E’ in quel momento che si manifesta il contrasto tra il volere inferiore, che è della mente,  e il volere superiore esercitato dall’anima. Sappiamo di dover agire in un determinato modo, ma qualcosa in noi si oppone. Così siamo costretti a una gran fatica, perché non vorremmo mettere in atto le indicazioni dell’anima e del cuore, che pure conosciamo. Lo sforzo di volontà consiste appunto nell’abbattere gli ostacoli posti dalla mente.

Negli ultimi tempi si sente parlare spesso di “creare la propria realtà”. Ci dicono che sia possibile... e a chi non piacerebbe?  Ma ben pochi di noi ne sono capaci. Stiamo però cominciando a capire che è più facile influenzare gli accadimenti se vi è sincronia tra pensieri, sentimenti, emozioni e pulsioni inconsce. Se questi vanno in direzioni opposte tra loro, l’uomo si sente lacerato e non può certo pretendere di esercitare una qualche azione sulla realtà. L’anima però opera su un piano superiore: conosce lo scopo della propria incarnazione e, se non viene ostacolata dalle altre componenti, nulla è più potente della sua volontà.

E’ il valore che attribuiamo alle nostre mete, infatti,  a darci forza e determinazione. E cosa vi è di più importante del nostro scopo di vita, quando riusciamo almeno ad intuirlo? 

Maria Antonietta Pirrigheddu

03.11.13

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