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 L'ABITUDINE

Ci rispecchiamo spesso nelle nostre abitudini, e soprattutto in determinati schemi di pensiero che, nonostante siano appunto abituali, nemmeno ci appartengono: li abbiamo appresi da qualcun altro, li abbiamo ricevuti in eredità. E non consideriamo che col cambiare dei tempi anche le abitudini devono essere modificate, perché non hanno più motivo di essere.

L'abitudine è un fardello che ci si trascina dietro e che conduce spesso a commettere degli errori. L'abitudine è l'esatto contrario della libertà; e l'uomo non è nato per rimanere incatenato.

Ma liberarsi dalle abitudini significa soprattutto uscire dal circolo chiuso delle proprie idee e convinzioni, e in particolare le convinzioni su se stessi. Significa uscire dai limiti che ci siamo imposti e che si alimentano della certezza di non poter cambiare: “Io sono fatto così!”

Questo cerchio è una prigione nella quale ci rinchiudiamo senza nemmeno rendercene conto, la quale ci impedisce di sviluppare le nostre doti e potenzialità. Una prigione comoda che però porta inevitabilmente all'insoddisfazione, alla sensazione di star sprecando la propria vita. 

 

Quante volte ci trasciniamo in un’esistenza priva di vero significato, senza vere aspirazioni, senza desideri che siano qualcosa in più di una chimera? Viviamo così, tanto per andare avanti, solo perché non ne possiamo fare a meno, senza nemmeno accorgerci che la paura e il senso di inutilità ci stanno soffocando.

E come risponde l’esistenza a questo nostro modo di agire? Semplice: riproponendoci gli stessi accadimenti, o situazioni simili a quelle già vissute; facendoci incontrare persone che stranamente somigliano a quelle nelle quali ci siamo già imbattuti e con le quali vi sono stati dei rapporti disturbati.

 Così ci accade spesso di lamentarci perché nella nostra vita ricorrono sempre gli stessi schemi, magari lievemente modificati. E ci ritroviamo a dire: « Oh no, è successo ancora!» Ad esempio scegliamo dei partner simili ai precedenti, viviamo le stesse relazioni disastrose, incontriamo amici o avversari che si comportano allo stesso modo di altri da cui magari ci siamo allontanati.

Ma perché?

Semplicemente perché è la nostra energia a richiamare sempre le stesse cose. I nostri modelli di pensiero rimangono invariati, il nostro modo di vedere la vita non muta, per cui è inevitabile che si ripresentino gli stessi avvenimenti. Siamo prigionieri di un cerchio. Ma quali forze ci costringono a rimanere dentro di esso? Quali sono i nemici interiori che ci tengono al laccio?

 

 Ecco, quando ci sorprendiamo a chiederci perché ci ritroviamo sempre allo stesso punto, ricordiamoci che questa frase è un campanello d’allarme.

Il ripetersi degli eventi e degli incontri sbagliati ha uno scopo ben preciso: quello di farci prendere coscienza, finalmente, del nostro modo di agire, di pensare, di credere. Ha lo scopo di mostrarci come, al di là dell’orizzonte ristretto in cui siamo rimasti intrappolati fino a quel momento, c’è ben altro – e soprattutto che noi siamo ben altro.

 

Rompere il cerchio equivale ad uscire dal labirinto degli errori ripetuti, perché si è appresa la lezione. Significa uscire dal dedalo delle situazioni che si ripresentano immancabilmente uguali a se stesse fino a che non comprendiamo l’insegnamento che vi è sotteso, fino a che non siamo finalmente capaci di affrontarle in modo diverso.

La vita, con grande pazienza, ci ripropone le stesse condizioni e difficoltà finché non riusciamo a superarle da vincitori: è allora che spezziamo il circolo vizioso. E quando ci rendiamo conto che possiamo superare quei confini, allora andiamo incontro alla nostra completezza e a tutte le possibilità che essa ci offre. 

Maria Antonietta Pirrigheddu

30.07.12

 
 

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