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50. DANIEL

Giusta parola

La facoltà di scrutare dentro di sé, di conoscere i propri movimenti interiori, di valutarsi senza condannare, permette di comprendere più facilmente anche le azioni e il modo di essere altrui.
Partendo da questa base, chi ha il dono della Giusta parola è capace di sostenere il prossimo in ogni cambiamento che si renda necessario, aiutandolo a liberarsi dal passato e da ciò che in qualche modo lo tiene prigioniero.
La Giusta parola non si avvale di frasi ricercate o termini altisonanti: cerca piuttosto la semplicità, la capacità di interessare, di toccare il cuore e le emozioni senza ferire, di esprimersi utilizzando esempi concreti. Chi ha questo dono rende facilmente comprensibili concetti difficili. Soprattutto ricerca e offre la verità delle cose, sapendo che è l'unico modo per restituire le persone a se stesse.

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Daniel è un "pensiero divino" messo a disposizione dei nati dal 28 novembre al 2 dicembre circa, i quali - secondo la Tradizione - ricevono questi doni:

Capacità di esaminare le azioni e i comportamenti propri e altrui e di valutarne le conseguenze.
Attitudine a risollevare e reintegrare chi ha commesso degli errori.
Sensibilità, altruismo, saggezza.
Capacità di sintesi e di analisi. Semplicità d'espressione.
Desiderio di verità. Concretezza.

 
 

 
 

Il dono è un'inclinazione, una tendenza, e può essere accettato o non preso nemmeno in considerazione.
Naturalmente è raro sviluppare tutte le tendenze portate dai nostri tre Angeli di nascita: saranno il carattere, l'ambiente e le vicissitudini della vita a scegliere con noi. Ma attraverso il dono, l'angelo dà anche se stesso.

 

 

Nell'antichità Daniel veniva invocato con questo versetto:

"Buono e pietoso è il Signore,
lento all'ira e grande nell'amore"

(Sal. 103,8)

 
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Testi di M. Antonietta Pirrigheddu

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