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20. PAHALIAH

Redenzione

Redimersi significa cambiare vita.
Talvolta l’esistenza può essere una sequela di passi falsi, volontari o involontari; il prenderne coscienza è segno di intelligenza ed umiltà, e consente di sovvertire tutto ciò che è stato fino a quel momento.
Ma non si è in grado di cambiare davvero se si ha la presunzione di agire da soli: è necessario lasciarsi aiutare e guidare da quelle Forze superiori che possono agire ben più efficacemente  di quanto sarebbe possibile all’uomo. Tuttavia nessuno può percorrere il cammino per un altro, neanche un Dio. Nessuno può applicare la redenzione ad altri che a se stesso.

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Pahaliah è un "pensiero divino" messo a disposizione dei nati dal 27 giugno al 2 luglio circa, i quali - secondo la Tradizione - ricevono questi doni:

Capacità di affascinare con la parola e con il modo di offrirla; marcate doti di comunicazione.
Attitudine a comprendere le Leggi di natura,
con le quali si crea il proprio destino.
Forza e tenacia nel perseguire gli obiettivi.
Fedeltà, anche nei confronti dei propri ideali.
Comprensione della vera teologia, ovvero capacità di andare oltre l’interpretazione letterale e ufficiale dei Libri Sacri.

 
 

 
 

Il dono è un'inclinazione, una tendenza, e può essere accettato o non preso nemmeno in considerazione.
Naturalmente è raro sviluppare tutte le tendenze portate dai nostri tre Angeli di nascita: saranno il carattere, l'ambiente e le vicissitudini della vita a scegliere con noi. Ma attraverso il dono, l'angelo dà anche se stesso.

 

 

Nell'antichità Pahaliah veniva invocato con questo versetto:

"Signore, libera la mia vita dalle labbra di menzogna,
dalla lingua ingannatrice"

(Sal. 120,2)

 

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Testi di M. Antonietta Pirrigheddu

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