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16. HEqAMIAH

Lealtà verso se stessi

Si può essere sleali nei propri confronti? Certo.
Accade quando indossiamo una maschera, quando fingiamo di essere ciò che non siamo, quando per comodità tentiamo di ingannarci, di mostrare a noi stessi una cosa per un’altra.
La persona leale, dunque, lo è in primo luogo con se stessa. Non si adatta passivamente alla morale comune, a ciò che propina la “società” o a ciò che chiedono gli altri, ma si impegna a scoprire e a manifestare la realtà del proprio essere. Ed è in quel momento che crea ciò che davvero è. Perché la lealtà non ha contraddizioni, non scende a compromessi. Mostra le cose dal punto di vista più veritiero possibile, facendo attenzione a non falsarle. E, se necessario, induce anche ad andare contro se stessi.
È naturale che questo atteggiamento susciti benevolenza: l’individuo leale, infatti, è una fonte di energia che attrae il prossimo. Con lui ci si sente al sicuro, gli si può concedere la fiducia perché si è certi che non si verrà mai traditi. Non cercherà mai di compiacerci: dirà sempre ciò che sente, come ci vede, quello che pensa del nostro modo di agire.
Perché è consapevole che solo con l’onestà potrà farci del bene.

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Hekamiah è un "pensiero divino" messo a disposizione dei nati dal 6 all'11 giugno circa, i quali - secondo la Tradizione - ricevono questi doni:

Temperamento leale e sincero. Senso dell’onore. Coscienziosità.
Attitudine a consigliare e a farsi ascoltare.
Capacità di ottenere e insegnare il rispetto verso tutto e tutti.
Forza interiore, coraggio, valore.

 
 

 
 

Il dono è un'inclinazione, una tendenza, e può essere accettato o non preso nemmeno in considerazione.
Naturalmente è raro sviluppare tutte le tendenze portate dai nostri tre Angeli di nascita: saranno il carattere, l'ambiente e le vicissitudini della vita a scegliere con noi. Ma attraverso il dono, l'angelo dà anche se stesso.

 

 

Nell'antichità Hekamiah veniva invocato con questo versetto:

"Signore, Dio della mia salvezza,
davanti a te grido giorno e notte"
 

(Sal. 88,1)

 

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Testi di M. Antonietta Pirrigheddu

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