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13. IEZALEL

Fedeltà

È il rispetto delle proprie idee e delle conseguenti azioni, quando siano ben fondate, vagliate dall’intelligenza e dal buon senso. Idee che poggiano sulla ferma convinzione di ciò che si desidera essere e fare, pur non basandosi certo sulla convenienza personale. È così che si raggiunge l’unità interiore. Frutto di questa fedeltà è la capacità di concedersi: di dare quel che si è e si può, agendo in piena correttezza e senza presumere di sapere ciò che è meglio per l’altro. Un atteggiamento che non può essere dettato da sottomissione o costrizioni, ma unicamente dalla volontà di essere utili al prossimo e alla Vita.

 
 

 
 

Iezalel è un "pensiero divino" messo a disposizione dei nati dal 21 al 26 maggio circa, i quali - secondo la Tradizione - ricevono questi doni:

 Inclinazione a conciliare in sé il Principio Maschile e quello Femminile, ma anche le tensioni dell'anima con quelle dell'intelletto.
Capacità di portare armonia nel proprio ambiente. Attitudine a mantenere buoni rapporti di amicizia.
Capacità di infondere speranza e fiducia. Affidabilità. Precisione.

 
 

 
 

Il dono è un'inclinazione, una tendenza, e può essere accettato o non preso nemmeno in considerazione. Siamo noi a decidere cosa sviluppare, lasciandoci condizionare dall'ambiente esterno o scegliendo di liberare tutto il nostro potenziale.

Solitamente conosciamo il nome di un solo angelo di nascita, ma in realtà essi sono tre e si possono individuare in base al momento in cui siamo venuti al mondo. Indagare i loro doni e le loro caratteristiche ci dà una stupenda chiave di lettura del nostro modo di essere. Ma anche la conoscenza approfondita di uno solo dei tre angeli può gettare lampi di luce all'interno di noi stessi, guidandoci a capire meglio ciò verso cui ci muoviamo. Se vuoi intraprendere questa magnifica avventura alla ricerca dei tesori nascosti dentro di te, contattami e ti metterò a disposizione uno strumento importante. Ne resterai sorpreso!

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Nell'antichità Iezalel veniva invocato con questo versetto:

«Venite, applaudiamo al Signore,
acclamiamo alla roccia della nostra salvezza»

(Sal. 95,1)

 

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Testi di M. Antonietta Pirrigheddu

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