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COSTRUIRE

Le costruzioni umane sono sempre temporanee: il mondo è in continua evoluzione, tutto cambia e si trasforma, e così pure la nostra vita. Ma le nostre azioni contribuiscono, seppur in modo impercettibile, a dare una direzione ai cambiamenti, e talvolta a determinare delle vere e proprie svolte.

La maggior parte degli uomini si limita a cercare di costruire la propria esistenza. Eppure il modo in cui l’uomo scolpisce la sua personalità, forma la sua famiglia e il suo piccolo nucleo, automaticamente contribuisce – nel bene o nel male – ad innalzare l’intero edificio della vita. Stabilisce e modifica non solo i rapporti umani, ma le relazioni tra tutte le cose esistenti. Qualunque gesto, infatti, ha delle conseguenze. Perciò le nostre costruzioni non sono mai qualcosa di isolato, perché toccano in qualche modo la rete in cui il tutto si muove e si relaziona. E’ la legge della ragnatela: se si sfiora un filo, vibra tutta.

Allo stesso modo, l’inerzia di un singolo uomo non costituisce un fatto individuale e privato, ma è un qualcosa che intralcia il progresso di tutti. Non esiste un bene “personale”: il bene proprio coincide con quello del Tutto. Talvolta ad un livello superficiale si può avere l’impressione contraria; ma se si ha il coraggio di andare oltre le apparenze, se si acquista la capacità di sporgersi verso un orizzonte più ampio, ci si può rendere conto facilmente che il bene è sempre comune.

Perciò è possibile costruire qualcosa di buono solo se si conoscono le Leggi universali, e soprattutto quelle che regolano i rapporti tra gli esseri. Radicandosi in queste Leggi, facendone un codice di vita e divulgandone in modo corretto i fondamenti, si contribuisce a creare un mondo migliore.

Ma l’uomo non riuscirà ad instaurare leali rapporti col resto del creato se ignora i motivi per cui è venuto al mondo. Qualunque costruzione cela nelle sue fondamenta uno scopo: ogni movimento è dettato da un’intenzione.  Senza un proposito o un progetto ci si muove a vanvera e senza alcun costrutto. E niente dà forza quanto la consapevolezza del proprio Scopo di vita.

Eppure esso è difficile da riconoscere e soprattutto da accettare: abbracciare il proprio destino (inteso come strada personale) comporta necessariamente la fatica della scoperta e il sacrificio della realizzazione. Dunque si preferisce ignorarlo e magari attribuirsi obiettivi diversi, che nascono da un’errata interpretazione della parola “costruzione”.

Solitamente l’uomo fissa le proprie mete secondo convenienza: pretende di plasmare se stesso e il proprio ambiente in base a comodità e vantaggi immediati. Ma così facendo non costruisce nulla di buono; al contrario, demolisce la propria vera natura e annulla se stesso: rinnegare il proprio Scopo conduce inevitabilmente al fallimento.

Può succedere che non comprenda appieno cosa è venuto a fare sulla terra, ma gli sarà di grande aiuto l’impegno a vivere nelle “regole”. Regole che non possono certo essere dettate dalla moralità vigente, dalle tradizioni religiose, dall’etica temporanea imposta dalla società in cui vive, né tanto meno dalle convinzioni personali. Le vere leggi vengono mostrate continuamente dalla Natura, la prima maestra, e apprese ed elaborate dalla propria coscienza – quando non sia offuscata.

In fondo le regole naturali sono poche e semplici: rispettare ogni cosa, sapere che ogni essere vivente è sacro e necessario, che nessun essere può rimanere sottomesso ad un altro o sfruttato, che non esistono gerarchie. Perché ciascuna cosa è stata creata in funzione e in relazione all’altra. La conoscenza di questa rete di rapporti è il fondamento di ogni buona costruzione,  sia che avvenga all’interno di se stessi sia che riguardi l’ambiente esterno.

Maria Antonietta Pirrigheddu

03.09.11

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