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IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

Quando si parla di combattimento spirituale, è chiaro che il luogo in cui si deve affrontare il nemico è la propria interiorità. La battaglia avviene dentro di sé, dove si sfidano pulsioni contrastanti.

Principalmente sono tre cose ad entrare in contrasto tra loro: il credere, il credere di volere e la coscienza.

Il credere è una sorta di contenitore in cui affluiscono tutte le convinzioni e convenzioni, e che viene man mano riempito dall’educazione, dall’ambiente in cui si è cresciuti e in cui si vive e dalle convenienze personali o altrui. Un gran calderone in cui ribollono tutte le nostre illusioni.

Il credere di volere è qualcosa di diverso. È la presunzione di essere sempre nel giusto, la convinzione che i nostri pensieri siano sempre ben fondati, che le nostre idee siano più forti e più corrette di quelle degli altri. In base a tutto ciò stabiliamo priorità e desideri, che in questo caso non partono dal cuore ma hanno fondamenta instabili. La presunzione, infatti, ha una visuale molto limitata: riesce solo a dire "Io" e nient’altro, distorcendo la realtà e conducendo inevitabilmente all’errore. Perciò i desideri che suscita ci fanno cadere spesso nell’infelicità.

Il credere e il credere di volere si trovano a fare i conti con la coscienza: quella componente che dovrebbe mostrarci la verità su noi stessi. Quel che accade, però, è che spesso la coscienza viene messa a tacere dagli altri due contendenti, da ciò che riteniamo sia la nostra volontà e che invece è soltanto il volere della parte più bassa di noi.

Quali armi possiamo usare per aiutare la coscienza a vincere la sua battaglia?

Sarebbe necessario, anzitutto, partire alla sua scoperta – o meglio alla sua riscoperta. La coscienza non è qualcosa di distante o di alieno, e nemmeno ha una voce flebile. E’ solo sepolta sotto un cumulo di chiacchiere inutili, provenienti dall’interno e dall’esterno. Quando cominciamo ad imporre il silenzio a tutte le voci che si inseguono dentro di noi senza farci approdare da nessuna parte, può finalmente farsi sentire.

Possiamo aiutare la coscienza ad assolvere il suo compito cominciando ad analizzare noi stessi con spietata sincerità, a renderci conto di che cosa muove davvero la nostra esistenza, a riflettere su ciò che ci danneggia e ciò che fa progredire. Un ruolo predominante, in questo lavoro, dovrebbe essere riservato alla logica.

La logica – figlia della Ragione elevata – ci consente di mettere da parte presunzione e ambiguità, e di valutare nel modo corretto le nostre pulsioni e le situazioni che vanno a creare. Le situazioni difficili, in fondo, non sono altro che dei conflitti: tra bene e male, tra giusto e sbagliato, tra logica e irragionevolezza. Si tratta di guerre interiori che in prevalenza accendiamo noi stessi, e che si riflettono poi negli eventi esteriori.

Quando, mossi dal desiderio onesto di scoprire la verità su noi stessi, riusciamo a capire che cosa ci si agita dentro, possiamo giungere ad una soluzione e trovare pace. E la coscienza può conseguire la sua vittoria. Il pensiero comincia ad andare nella giusta direzione; le parole – rivolte a noi stessi o agli altri – acquistano potenza. Abbiamo costruito le nostre armi per il combattimento spirituale.

Maria Antonietta Pirrigheddu

12.03.14

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