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IL BENE E IL MALE

Alcuni dicono che bene e male non esistono. Sostengono che siano solo delle "lenti" che utilizziamo per guardare la realtà, e che quando osserviamo dall'alto le differenze scompaiono: bene e male sarebbero solo esperienze che l'anima sceglie di compiere per evolvere.

Ma questa è una contraddizione in termini.

Il male è tutto ciò che rallenta la propria evoluzione o quella altrui, per cui non è affatto un'esperienza da fare per evolvere. Si evolve con la conoscenza, con la sapienza, con la saggezza, con la bontà. In poche parole, si evolve con l'amore. Ma il male non è amore. Anzi, si compie il male proprio per mancanza d'amore. Si potrebbe obiettare che tutto evolve sempre e comunque, anche attraverso errori e tentativi andati a vuoto; ma c’è una bella differenza tra il procedere spediti e con serenità e l’andare avanti inciampando dolorosamente ad ogni passo. Cercare il nostro bene passando attraverso il male di un’altra creatura è pura illusione.

 Eppure conoscere il male è indispensabile all'evoluzione, perché permette di sviluppare la capacità di discernere.

Attenzione però: fare esperienza del male non significa necessariamente compierlo. Piuttosto può essere conosciuto attraverso l'osservazione, soprattutto quando si tratta di male ricevuto. Compiere il male non porta alcuna conoscenza, a meno che, col tempo, non ci si renda conto dell'errore commesso e delle sue conseguenze. In questo senso, il pentimento conduce sicuramente alla consapevolezza e dunque al bene.

E' più difficile, invece, conoscere il male attraverso l'osservazione di eventi in cui non si è coinvolti: solitamente si reagisce con l'indifferenza di fronte a ciò che non ci tocca, dimenticando in fretta; oppure, per comprensibile paura, si fugge dinanzi al male o  ci si volge dall'altra parte, perdendo così la possibilità di guardarlo in faccia e di comprenderlo.

Averne paura, però, non equivale affatto a scegliere il bene. La paura in sé è già un male, anche se spesso è utile per la propria sopravvivenza. Conoscere e sperimentare il male significa avere il coraggio di gettare lo sguardo nei suoi abissi – che sono ancora più terrificanti quando ci rendiamo conto che ci appartengono.

Con questa discesa agli inferi, di cui narrano molti racconti mitologici, si acquisisce la capacità di comprenderlo davvero: valutarlo, analizzarlo e discernere per poi cercare di combatterlo trasformandolo nel suo opposto. Pur sapendo che è impossibile, per l'essere umano, mantenersi completamente al di fuori della sua portata! 

Ma che cos’è il bene?

Nel sentimento comune, il bene è ciò che penso e credo io (o la mia cerchia di riferimento), mentre il male è ciò che pensa e crede chi è diverso da me. Allo stesso modo, luce è il bene che io penso e credo, mentre oscurità è ciò che pensa e crede il mio avversario.  Così, in tanti siamo convinti di “stare dalla parte del bene”.

Basterebbe questa semplice considerazione per accorgerci di quanto la nostra conoscenza dei princìpi fondanti dell’esistenza sia assai superficiale e sempre legata a quanto ci è stato inculcato. Spesso il nostro senso del bene è ridotto ad un elenco di decreti e divieti:  io non rubo, non uccido, non sono violento, mi faccio i fatti miei, vado in chiesa… e questo basta. Ma obbedire a qualche precetto non significa affatto stare dalla parte del bene. Il bene, infatti, è una parte operante. Il bene è quel che si compie, non ciò che non si fa.

In realtà possiamo conoscere davvero qualcosa solo quando abbiamo di fronte dei termini di paragone. Per comprendere il bene, l’amore, la pace e così via, ci si dovrà mettere di fronte a qualcosa che sia l’esatto contrario. Perciò senza il male l’uomo non potrebbe conoscere la vita né se stesso.

Assaggiare il frutto dell’Albero della Conoscenza del bene e del male significa dotarsi degli strumenti per distinguere il bene dal male. Se si vivesse in un universo tutto buono, tutto luminoso, se fossimo unicamente espressione del bene, questi strumenti ci mancherebbero.  Ecco perché l’uomo, nel momento in cui si immerge nel mondo materiale, ingloba in sé quel grano di male che viene definito anche “peccato originale”. Un frammento oscuro che dovrebbe fungere da bussola, da cartina di tornasole, da stimolo alla comprensione e alla conoscenza, e che invece buona parte del genere umano nutre e ingigantisce fino a farlo diventare un macigno dentro di sé. E i macigni schiacciano. Così, l’uomo che è convinto di dominare e di predare diventa a sua insaputa colui che è dominato e predato.

Bene e male, infatti, prima che nel mondo esterno abitano dentro di noi. Quando arriviamo sul piano materiale queste due istanze sono già presenti nel nostro essere. Sta a noi decidere quale delle due prevarrà. Ed è la coscienza ad indicarci quando stiamo dando potere all’uno e quando invece stiamo facendo trionfare l’altro.

Da questa attenzione interiore, che sfocia nell’azione esteriore, deriva la prevalenza del bene o del male anche attorno a noi. Ecco perché siamo responsabili di ciò che accade nel mondo intero: coi nostri pensieri, con le parole, con le convinzioni oltre che con gli atti, vi contribuiamo continuamente.

La consapevolezza di questa grande responsabilità dovrebbe essere molto più efficace, nel determinare il nostro modo di essere, della paura di una sorta di punizione nel dopo-vita (cosa invece temuta dai più). Saremo noi stessi, infatti, a giudicarci dopo la morte, perché la nostra anima e la nostra coscienza sono perfettamente in grado di farlo. Se ora non ne siamo capaci, se continuiamo a commettere errori di valutazione, è perché qualcosa si intromette. Qualcosa che può chiamarsi convenienza, o egoismo, o ancora convenzione e consuetudine, oppure scarsa abitudine alla riflessione.

Maria Antonietta Pirrigheddu

22.05.16

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