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L'ANTICONFORMISMO

Anticonformista: chi non si conforma, chi non è disposto a seguire i dettami della massa. Nell’immaginario collettivo anticonformista è una persona eccentrica, che vive in modo un po’ sgangherato, che ama violare le comuni direttive e tenere un comportamento fuori dalle righe. Una rappresentazione di libertà che trasmette una certa inquietudine, soprattutto se si hanno dei figli adolescenti inclini a seguirne l’esempio. Per un genitore è molto più rassicurante una figura fedele a ciò che richiede la società, che ne rispetta i dettami, che non osa scavalcare certi recinti. Questa sì è da prendere come modello. Un anticonformista, invece, può essere visto come un pericolo per la pubblica tranquillità. In fondo conformarsi e confortarsi sono due parole che si somigliano. Non per niente la famigerata “zona di comfort” si allarga quanto più ci si mantiene conformi alle consuetudini, sia personali che sociali.

Conforme è ciò che si adatta ad una forma. In questo senso l’acqua può essere considerata una delle cose più conformanti che esistano. Non ha una configurazione propria, un suo carattere: si modifica in base a ciò che trova, ne assume i contorni e i limiti. Si adegua con facilità ad un recipiente tondo e un attimo dopo ad uno quadrato.

Ma che valore ha un essere umano altrettanto inconsistente, dalla personalità “acquosa”?

È chiaro che l’appartenere ad una comunità renda necessario il rispetto di norme condivise, senza le quali non sarebbe possibile una civile convivenza. Chi garantisce, però, che le regole che stiamo accettando siano tutte valide? Se avessimo il coraggio di verificarle una per una, liberandole dalla quotidianità che ce le fa apparire normali, ci renderemmo conto con sgomento che buona parte di esse sono non solo inutili ma contrarie al buon senso, addirittura nocive per chi vi si sottomette. Anche noi che ci vantiamo di far parte una società apparentemente più evoluta di altre, quella occidentale, siamo oppressi da una serie di obblighi e divieti di cui potremmo benissimo fare a meno. Leggi dettate dallo Stato, dalla religione oppure dalle tradizioni, che non sostengono affatto i rapporti tra gli esseri e che spesso limitano l’espressione individuale.

Perché continuiamo a mantenerle in vita, dunque?

Perché qualcuno ne trae vantaggio. E la convenienza del più forte porta gli altri a convenire con lui. È lo stesso motivo per cui le regole morali cambiano nel tempo e nei luoghi: dipendono della mentalità di chi ha più forza per imporsi e per imporle. Si trasformano in virtù dei benefici di chi legifera – che sieda su uno scranno o che manovri dietro le quinte usando il potere economico.

D’altronde anche la morale personale è diversa per ciascuno: dipende dal modo in cui si cresce, dalle esperienze che si fanno, soprattutto da quel che ci è stato mostrato da coloro che vedevamo “al di sopra” di noi. Ma il conformarsi a tutto ciò non fa di noi delle persone sagge, anzi! La saggezza applica l’etica, non la morale. L’etica si fonda su leggi superiori, proprie dell’anima, che nulla hanno a che vedere coi tempi, coi luoghi, con le mentalità, con le religioni, con i codici della tradizione.

L’etica è quell’insieme di valori che, proprio perché universali, non mutano nel tempo. Valori che possono essere riassunti con poche indicazioni: non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te; viceversa, fai e dai agli altri ciò che per te vorresti; rispetta tutto ciò che esiste, ogni essere vivente e la terra intera, e in primo luogo rispetta te stesso. Perché se non hai cura di te stesso non sarai in grado di rapportarti degnamente nemmeno agli altri.

A questo punto possiamo definire meglio certe parole. Il conformismo non è altro che l’atteggiamento tipico della massa che sottostà alle regole senza batter ciglio. O che tutt’al più se ne lamenta quando ne viene danneggiata in qualche modo, ma senza discostarsi dal pensiero e dall’agire generale.

L’anticonformista, al contrario, non è chi fa lo stravagante per il gusto di sentirsi o mostrarsi diverso. È semplicemente una persona che si riappropria del diritto di essere se stessa. Una persona che si riconosce come individuo senziente, pur vivendo in una comunità di altri individui che, a loro volta, vanno rispettati per quel che sono.

Per non conformarsi alla massa bisogna vagliare le cose alla luce del proprio intelletto. E ricordarsi che la verità è indipendente dai luoghi comuni: non sempre va d’accordo con le consuetudini. Ecco perché richiede coraggio.

L’anticonformista dà a se stesso l’autorizzazione a pensare, a creare e ad offrire quel che può nel modo che ritiene più giusto. Non ascolta chi lo biasima, non si lascia frenare dai giudizi e pregiudizi: ha la forza di mantenere le proprie idee ed opinioni, perché le ha verificate con coscienza. L’ultima cosa che desidera è lasciarsi condizionare da chi non vede di buon occhio il suo modo di essere. Il falso moralismo della società non gli interessa. Sa che nessuno dovrebbe permettersi di fare la morale agli altri: le prediche sono solo delle critiche velate. Spesso sono dettate dalla presunzione, dal voler dimostrare la propria scienza e superiorità. A chi servono?

L’anticonformista è capace di relazionarsi con gli altri in modo libero. Non dà nulla per certo e non prende nulla per scontato. La riprovazione altrui non costituisce un ostacolo quando decide di esplorare temi poco convenzionali. Non rifiuta nulla a priori e allo stesso modo non accetta nulla senza averlo prima valutato. La sua libertà intellettuale gli consente di spaziare ovunque, anche dove altri resterebbero sulla soglia del divieto. 

In fondo, se ci pensiamo bene, l’essere non conformi è la sola possibilità che abbiamo per lasciare un’impronta originale sulla terra. Perché l’unica condizione a cui possiamo adattarci, a cui sarebbe davvero utile aderire, è quella pensata dalla nostra anima nel momento in cui dava forma al nostro scopo di vita.

Maria Antonietta Pirrigheddu

19.07.16

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