home dipinti ciondoli il talismano scoperte event-gallery rass. stampa

I DONI DEI RE MAGI

Venivano da Oriente, si dice, per vedere un bambino speciale; e giunsero a Betlemme seguendo la scia di una cometa.

È un racconto che da sempre muove la fantasia dei bambini perché sa di magico, di misterioso. E vale sicuramente la pena sbirciare dentro il mito, cercando – come sempre – i significati nascosti. Perché i Re Magi sono simboli, e ciò di cui si mettono alla ricerca è quanto di più importante possiamo scoprire

La tradizione popolare li ha addirittura collocati nel cielo notturno, denominando “I tre re” le stelle centrali di una delle più belle costellazioni invernali: Orione, che per gli antichi Egizi raffigurava un uomo in cammino. E proprio questa piccola curiosità ci può condurre a cogliere il senso reale della leggenda dei Magi.

Chi è il Bambino che trovano in una grotta, al quale offrono i loro doni?

Ciascuno di noi è quel bambino. Lo siamo anzitutto quando facciamo ingresso nel mondo; e lo siamo ogni volta che nasciamo nuovamente a noi stessi, attraversando la porta del cambiamento.

Nessun bambino, anche se arriva qui nella miseria più totale, è realmente povero: perché ogni nascituro, esattamente come il Bambin Gesù nella sua grotta, viene onorato con doni importanti.

I Vangeli narrano che i tre Magi portano con sé oro, incenso e mirra, di solito identificati come simboli di regalità, divinità e spirito di sacrificio. Si vuole così mettere in luce le qualità di quel bambinello molto particolare. Ma quei tre doni sono offerti ad ogni uomo.

L’oro simboleggia la regalità e la ricchezza. La regalità non è certo intesa in senso mondano: non vuol dire avere sangue blu nelle vene, o discendere da una famiglia con titoli nobiliari. La regalità è il valore proprio di ciascun essere umano. Ogni bambino è importante, ed è “re” in quanto figlio del Divino. La regalità è anche la capacità di regnare su se stessi e sul proprio mondo interiore: è la facoltà di dominare i propri impulsi e istinti, di regolare la propria vita emotiva, di essere realmente padroni di sé.

L’oro è la ricchezza dell’anima, l’abbondanza dell’amore e della vita. L’oro è il sole, ciò che riscalda ogni creatura, il Principio vitale.

La divinità rappresentata dall’incenso è il saper riconoscere che si è portatori di una scintilla divina. Allo stesso tempo consiste nel sapere che tutto ciò che esiste è a sua volta parte e manifestazione della stessa divinità. È la capacità di celebrare la vita, di rendersi conto che tutta la terra è un santuario, di riconoscere che tutto è buono e benedetto, a cominciare dalla propria esistenza.

L’incenso indica anche la capacità di purificarsi e rinnovarsi continuamente. Purificarsi significa riscattarsi da ciò che ci vorrebbe tenere sottomessi e prigionieri, in tutti i sensi; significa liberarsi dagli inganni in cui talvolta si cade, e che spesso siamo noi stessi a tenderci. L’incenso rappresenta dunque protezione e liberazione, sia dell’anima che del corpo.

La mirra simboleggia lo spirito di sacrificio e la capacità di portare guarigione. Il sacrificio sottende sempre l’attenzione verso le altre creature, e proprio grazie all’attenzione si guarisce e si cura: non solo dai mali fisici, ma soprattutto da quelli morali.

Per poter curare qualcuno, sia nel corpo che nell'anima è necessario avere la consapevolezza di ciò che si può dare e il desiderio di mettersi a disposizione; ma anche la guarigione personale passa attraverso il sacrificio, perché implica la trasformazione di una parte di sé. Non dimentichiamo che sacrificare significa letteralmente “rendere sacro”! In fin dei conti, la mirra rappresenta tutto ciò che fa crescere l’essere umano.

Oro, incenso e mirra sono i doni che riceve ogni bambino che viene alla luce. Ma i tre “Magi” recano a ciascuno anche un dono particolare, che lo differenzierà dagli altri. I Re Magi, infatti, sono la raffigurazione dei tre Angeli di nascita, che seguono la scia della vita quando un essere umano viene al mondo. Sono i tre “angeli”, o aspetti del Divino, che seguono l’accendersi di ogni nuova stella di esistenza che punteggerà il firmamento. Perché non c’è vita che non lasci traccia. Non è un caso che la vita, secondo la scienza, sia approdata sul nostro pianeta portata dalla coda di una cometa.

L’oro, l’incenso e la mirra sono le basi su cui possono svilupparsi quelle qualità che fanno di ciascuno un individuo unico. Senza i doni lasciati dai tre Re, l’uomo non può mettersi in cammino.

La cometa conduce i Magi dal bambino di Betlemme e verso la creatura che ogni madre stringe al seno. Così pure, una luce guida verso la nascita del nuovo che attende di manifestarsi in ciascuno di noi.

«Se non vi farete come bambini... se non nascete di nuovo... non entrerete nel regno dei cieli»: quel regno che sta dentro di sé, di cui ogni uomo può diventare re se solo lo desidera. È la novità di una vita diversa, più alta e ricca. È la novità di una fede basata non sul credere ma sul conoscere, non su dogmi e scritture ma sulla forza della vita che irrompe quando si cambia rotta e prospettiva. Quando si decide finalmente di portare alla luce quei tesori che giacciono sepolti nelle terre interiori.

La scia della cometa è la strada che ciascuno vorrebbe trovare. È il segno che vorremmo tracciare, il testimone del nostro passaggio.

Da un punto di vista astronomico, però, parlare di “stella cometa” è una contraddizione in termini: comete e stelle sono due oggetti del tutto differenti. Nelle cronache di 2000 anni fa, ad ogni modo, non si trova alcun indizio di fenomeni celesti tali da destare tanto scalpore. Che cosa, dunque, richiamò i tre saggi dall’Oriente?

Il grande astronomo Keplero, vissuto nel 1600, azzardò in proposito un’ipotesi molto suggestiva. Grazie ai suoi calcoli constatò che nell’anno 7 a.C. si era verificato un evento rarissimo: la tripla congiunzione di Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci. Per gli astrologi del tempo, che riuscirono a prevedere l’evento con molto anticipo, il significato era chiaro. Giove rappresentava la regalità e il potere, Saturno era simbolo di giustizia, mentre i Pesci – segno d’acqua – indicavano Mosè (il “salvato dalle acque”) e il suo popolo. La congiunzione poteva essere così interpretata: un grande re di giustizia nascerà presso gli ebrei. Il fatto che si sia verificata sette anni prima del dovuto non inficia la validità dell’ipotesi: sappiamo bene che la data che indichiamo per la nascita di Gesù è fittizia.

Dunque un fenomeno poco appariscente, nonostante fosse rimasto visibile nei cieli per circa un anno, ma di grande rilevanza per i sapienti dell’epoca. In fondo è ciò che succede di solito anche ai comuni esseri umani: gli eventi più importanti, quelli che lasciano i solchi più profondi, quelli che trasformano le esistenze, passano inosservati agli occhi dei più.

Maria Antonietta Pirrigheddu

05.01.14

Vedi anche:

L'arcangelo Gabriele e le acque della nascita

Commenta l'articolo

Leggi i commenti

.