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RAFFAELE, L'ANGELO DELLA GUARIGIONE

Secondo antiche tradizioni, le stagioni sono governate dai quattro arcangeli: a Raffaele è affidata la primavera, Uriel (il dimenticato Uriel!) presiede all’estate, Michele governa l’autunno e Gabriele l’inverno. Il periodo dell’anno su cui esercitano il loro influsso può aiutarci a capire quali siano le forze che li caratterizzano, e questo vale in particolare per Raffaele. La primavera, infatti, rispecchia appieno l’indole di questo angelo. Nel risveglio primaverile possiamo percepire le sue forze.

In primavera, sotto la guida di Raffaele, gli esseri della natura lavorano affinché la vita rifiorisca ed esploda nuovamente in tutta la sua bellezza.  Ma non è solo la terra a rinascere: l’arcangelo parla anche alla coscienza umana, ridestandola e rianimandola. Non è un caso che la Pasqua sia situata proprio in questo momento dell’anno.

Risveglio, rigenerazione e quindi guarigione: ecco le energie portate da Raffaele, il cui nome viene tradotto con “medicina di Dio” oppure “Dio guarisce”.

Solitamente è raffigurato con un vasetto di medicamenti tra le mani, in compagnia di un giovanetto. La sua fama è dovuta soprattutto ad un episodio biblico, nel quale è descritto mentre restituisce la vista all’anziano Tobi e libera dal demonio la fidanzata di suo figlio Tobia. Nel Nuovo Testamento, invece, si dice che fosse Raffaele ad agitare le acque della piscina miracolosa di Betsaida, concedendo la salute a chi vi si fosse immerso subito dopo.  

Ma, come sempre, è necessario andare oltre il velo delle immagini comuni per comprendere appieno le sue prerogative. In questo percorso ci possono venire in aiuto i simboli e le corrispondenze.

La Tradizione Arcana associa Raffaele all’elemento “Aria”.  L’Aria è il mondo della mente, del pensiero e della parola. Ma che c’entra tutto ciò con la guarigione?

Si può capire questo legame solo se si accetta il fatto che l’essere umano sia un tutt’uno: dei fili sottili ma inscindibili collegano corpo, mente, cuore e anima. Ogni malattia, prima di manifestarsi fisicamente, colpisce la psiche. Di conseguenza ogni guarigione, prima che nel corpo, deve avvenire nella mente e nell’anima. Diversamente si potrà avere un sollievo temporaneo, ma poi la malattia aggredirà in altri modi. Le cause dei nostri malanni, infatti, non possono essere ricercate solo nel corpo fisico e nelle aggressioni dell’ambiente. I nostri malesseri hanno anche un fondamento psicologico e spirituale, che è possibile rintracciare solo se si ha il coraggio di guardare profondamente in se stessi.

La guarigione può avvenire quando si comincia a comprendere quelle cose fondamentali che, pur riguardandoci, fino a quel momento ci restavano ignote;  quando si inizia ad immettere pensieri sani ed efficaci nella propria mente, allontanando convinzioni errate e idee nocive e modificando i sistemi di vita sbagliati. Se non si fa ordine nel proprio marasma interiore, infatti, la malattia apparentemente sconfitta si ripresenterà sotto altre forme.

Guarire davvero significa perciò aprirsi alle verità che riguardano se stessi, che spesso vengono ignorate o trascurate. Chi non è consapevole di cosa alberga dentro di sé, nel bene e nel male, vive dentro un guscio di non-essere. Guarire significa rompere quel guscio e andare finalmente verso la vita piena.

Risvegliando la coscienza, Raffaele aiuta a ripristinare l’armonia tra mente, cuore e anima. Non è possibile infatti stare bene se non c’è accordo tra le nostre componenti interiori. Il giovanetto Tobia, che nel racconto biblico accompagna in un viaggio alla ricerca della buona sorte, rappresenta il nostro bambino interiore: quella parte “giovane” e incorrotta che solitamente teniamo relegata in un angolo del nostro essere, dimenticandone le necessità ma anche l’aiuto che può darci. È quella componente che può riportarci all’innocenza e alla purezza di intenti. Ascoltandola possiamo ricordare di che cosa abbiamo veramente bisogno, e liberarci così di tutti gli orpelli che la società ci impone e che in un certo senso ci costringe a desiderare. Perché i desideri fasulli si trasformano inevitabilmente in pesi per l’anima!

Un posto importante, nel processo di guarigione, lo occupa la parola. La parola è il soffio creatore. Usarla significa comunicare, intessere rapporti, conoscere e far conoscere, aprirsi, offrire, relazionarsi sia con gli altri che con il proprio sé. La parola cura, conforta, mette in contatto, apporta consapevolezza, approva o smentisce, manifesta e soprattutto concretizza la propria realtà interiore.

Anche le parole altrui possono essere delle chiavi che aprono certe nostre porte: piccole porte che danno accesso ad emozioni, sogni, sensazioni… e che possono condurre a comprensioni inaspettate. Non sempre l’apertura è immediata: talvolta il “clic” si sente solo dopo qualche tempo.  Purtroppo spesso lasciamo cadere queste preziose occasioni.

Quando la parola sgorga da una coscienza elevata, può risanare. Chi ne conosce il potere può diventare un guaritore. Anche i medici veri e propri aumenterebbero le loro possibilità di intervenire favorevolmente sugli ammalati, se insieme ai farmaci per il corpo sapessero dispensare la medicina della parola. Se usata bene e con amore, la parola scioglie nodi irrisolti, getta luce su situazioni infelici, lenisce, pacifica. L’arcangelo Raffaele, nel suo vasetto di medicamenti, porta questo soffio vitale.

Ora possiamo capire meglio anche il significato dell’episodio in cui restituisce la vista a Tobi: quando qualcuno riesce a vedere se stesso e le circostanze della vita nella giusta luce, avviene la sua guarigione. Raffaele insegna a costruire buoni pensieri e buone parole, che illuminano e portano alla rinascita. Ma il suo intervento è totalmente inutile per chi non ha la volontà di aprire gli occhi sulla verità personale e di liberarsi da ciò che lo tiene prigioniero, ripulendosi da quanto gli avvelena la mente e l’esistenza.

 E poiché tutto ciò che avviene all’interno dell’uomo si manifesta anche all’esterno, è naturale che lo stato dei nostri pensieri e sentimenti si rifletta nelle condizioni dell’ambiente circostante: l’aria è impura come lo è la mente della maggior parte degli esseri umani, e l’acqua è inquinata esattamente come lo sono quasi sempre i nostri sentimenti. È soprattutto il nostro corpo vitale, detto anche “corpo eterico”, a risentire di questo stato di cose, che inevitabilmente influirà pure sul fisico. Per questo motivo l’arcangelo Raffaele, oltre ad agire sul corpo eterico umano, ha sotto la sua custodia anche la vitalità eterica dell’intero pianeta.

Per guarire bisogna essere disposti a farlo davvero. Ma non sempre è così scontato. La guarigione proviene da noi stessi, e nessun altro può darcela.  Neanche il miglior medico del mondo potrà fare molto per noi, se il nostro atteggiamento interiore lo impedisce. Prima ancora che nel medico o in Dio, la fede si deve avere in se stessi e nella possibilità di una vita diversa.

L’arcangelo Raffaele aiuta l’uomo a credere nella propria guarigione e a sviluppare la forza di volontà necessaria ad ottenerla: questo è il suo ruolo principale. Non interviene sul corpo ma piuttosto parla alla mente e all’inconscio, dove si annidano le cause prime dei nostri malanni. Il suo messaggio può essere tradotto così: «Aiutati che Dio ti aiuta. Cura la tua interezza, e riceverai il sostegno necessario per guarire».

Maria Antonietta Pirrigheddu

04.10.15

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