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postato da "Compagni di viaggio"

 

In queste due settimane  ho assistito alla mostra (ne  ho parlato precedentemente in questo blog) dei due  fratelli Tomaso e Maria Antonietta  Pirrigheddu tenutasi a Tempio Pausania. È stata una bella mostra, niente male  le opere  esposte,  in particolare alcuni quadri (di cui riporto le foto scattate). Le opere  dei due fratelli sono un modo di aprire quelle  che sono  le porte della percezione senza uso di alcool, droghe od eventuali sostanze allucinogene.

Stavolta è una delle pochissime volte che le redazioni dei giornali (in questo caso  l'edizione  di Olbia\Gallura della Nuova Sardegna) hanno fatto un titolo che rispecchia e corrisponde fedelmente: «Quando l’arte è genetica: la mostra di due fratelli». Infatti da quel che ho potuto constatare di persona tale mostra si è rivelata una piacevole sorpresa per i tanti visitatori, incuriositi dal titolo e dai manifesti e depliant che la pubblicizzano: «Frammenti di luna calante» (titolo della mostra), in quanto la mostra d’arte è stata ideata in modo tale da accontentare i gusti più diversi. I due fratelli Tomaso e Maria Antonietta Pirrigheddu, che ne sono gli autori e i curatori, hanno con le loro opere persuaso anche i visitatori dai gusti più difficili. La dimostrazione è data dall’interesse del pubblico e dai tanti «pezzi» che sono stati esposti  ltre che venduti: dipinti, disegni, vetri, fossili scolpiti su marmo e gesso ed alcune microsculture che possono essere osservate solo sotto una lente d’ingrandimento (fornita, per fortuna, ai visitatori http://edit.splinder.com/editor/fck/editor/images/smiley/rhymbox-1.0/smile.gif), ma anche dozzine di bozzetti, talismani,dipinti su vetro.

La caratteristica  originale  di questa  esposizione, che secondo me l'ha resa speciale e particolare, è stata il suo wordinprogress perché veniva allestita  giorno dopo  giorno. Tutta opera dei due fratelli (al centro della foto qui a destra) che, pur avendo in misura analoga l’arte nel sangue (sono stati capaci di tirare fuori quelle caratteristiche presenti in ciascuno di noi, ma che  non vogliamo ammettere di avere o peggio non le vogliamo tirare fuori), si distinguono nettamente nelle rispettive produzioni: raffinati incubi e personaggi surreali e onirici (tipo i fumetti di  Dylan Dog e di Napoleone) avvolti da atmosfere sulfuree e blakiane, le opere di Tomaso; luci intense, sagome da sognanti arcobaleni, di fate e suggestioni magico-sciamaniche fantastiche quelle di Maria Antonietta.

Ma in entrambi è ben visibile il riferimento ad un universo di significati di cui l’opera d’arte realizzata è giusto uno scenario simbolico. Essi  distribuiscono e dosano “alchemicamente"  Cuore&Mente. Inoltre tale manifestazione è stata  il pezzo forte della programmazione culturale cittadina - dove  (non era mai  successo in 50 anni) a causa delle spese inutili e folli di questa  amministrazione  non  sono  state messe neppure le  luminarie di Natale, né tanto meno organizzati spettacoli in piazza per  Capodanno,  mentre   nei paesi e piccoli  centri (bidde come diciamo in lingua sarda) vicini  si è provveduto -, organizzata in collaborazione con la rivista letteraria locale  Gemellae da me  più volte citata  su  questo blog.

C'è da dire  che la rassegna  dei due fratelli è stata propiziata dall'ottima e brillante idea di unire pittura e scultura con  percorsi (anche se  io preferisco usare il termine contaminazioni) di poesia, cinema, teatro e musica. Proprio dei «Frammenti di luna calante». Infatti la mostra fa da perno a un più ambizioso progetto: quello di far incontrare diverse forme d’arte in una sorta di dialogo a più voci. Fra le manifestazioni che sono riuscito a documentare vi sono:  1) quella del 23 dicembre  lettura di poesie  con  sottofondo e accompagnamento  musicale  da parte  del sassofonista  specializzato in sax tenore locale  autodidatta Daniele  Ricciu  (foto a destra );  2) il  concerto del gruppo Damacreola  di Ozieri (sito ufficiale e blog) avevo le pile  della macchina fotografica  scarica SIC;  3) il 30 dicembre un evento improvvisato come  l'esposizione continua di questa mostra e non  previsto  dalle locandine e manifesti. Esso era  un incontro-dibattito con l'associazione culturale rosacroce,  ed in particolare  con Giuseppe Bosich, scultore ed artista d'origine tempiese (trovate su  amicidellarte alcune delle sue opere che qui SIC  non posso postare altrimenti si sfasa il template), il coordinatore per la Sardegna di tale associazione  che ha introdotto l’uditorio nel mondo di simboli e segreti e intrinseci significati di cui si alimenta la sua arte. Bosich avrebbe dovuto, come  era  nelle intenzioni della serata,  proporre  un commento\lettura in chiave esoterica sulle opere dei due fratelli Pirrigheddu, collegando i simboli delle rispettive produzioni artistiche alla cosmogonia (e alle teorie) rosicruciana - che non dev'esserené confusa né paragonata  per il retroterra culturale e filosofico (condivisibile o meno) alla setta a tutti gli effetti di scientology -, ma  purtroppo ne  ha solo accennato: «contenitore non  sufficientemente ampio», sue testuali parole,    in quanto subissato da domande ed interventi con richieste di spiegazione sulle teorie della  rosacroce.

Ora poiché non  riesco (ma soprattutto per evitare di cadere in banalità e ripetizioni) a  trovare altre parole adatte per definire  i due artisti e le  loro opere, lascio la  parola al  depliant  della mostra  dove M.Antonietta  descrive cosi le  sue  opere:

«Luci,simboli,suggestioni magiche; il vetro riflette  significati insoliti. Nei talismani, realizzati in base alla data di nascita seguendo un'antica tradizione, è racchiuso il nome di  un angelo, il respiro di un essere»;  e  a chi forse  d'arte se ne intende più di me, ovvero alla gallerista Zinetta Vasino. La quale ha definito  così le opere  di Maria Antonietta : «Caldeiscopi, vibrazioni di frammenti d’anima. Pulviscoli luminosi emergenti dai flussi dell'inconscio»; e così quelle di Tomaso (qui  a destra oltre quella in alto una sua opera, anzi un suo autoritratto):  «Arcani simboli  di presenze inquietanti incombono sulla tela, compresse da catene invisibili di un mondo surreale, e la percezione di una ineluttabile sconvolgente conflittualità quotidiana. Ma la fluidità della concezione pittorica, il modo di proporsi sulla tela con rigorosa chiarezza, armonia e precisione, rivelano sensibilità e pacatezza non comuni, escludendo il tormento dell'angoscia e del pessimismo. Momenti di introspezione psicologica,  inquietudine ed angoscia di una ricerca continua di chiarificazione interiore, ansia di liberazione e anelito di verità».

Teoria  che collima  con  quanto dice   questo sito  culturale : «Rimango stupito e sorpreso allorquando mi trovo ad ammirare l’opera di un moderno “cantore” della corrente Surrealista. Ne nasce un primo ed inevitabile confronto e richiamo ai grandi maestri di questa particolare forma di pittura e rappresentazione artistica. Ma in Tomaso Pirrigheddu scovo inflessioni e scelte stilistiche più marcate e profonde, più surrealmente legate alla realtà ed al simbolismo che all’onirico ed al metafisico astratto. Laddove il metafisico appare, segna il confine tra il significato ed il simbolo, tra la metafora e l’allegoria della vita». 

Non so più che altro dire, se non  lasciare la parola  ai curatori, a cui  ho fatto una piccola intervista (in realtà era una chiacchierata fatta durante i giorni della mostra poi diventata via e-mail un’intervista):

1) come  mai  avete deciso di chiamare  questa mostra frammenti di luna calante, quando i lavori  rappresentano altri aspetti?

La fase di luna calante ci mostra una luna sempre più oscura e perciò, sotto certi aspetti, misteriosa. Anche le nostre opere sono abbastanza oscure, non immediatamente comprensibili; e anche dopo essere state spiegate, un loro lato resta sempre "nascosto" a chi le guarda. È questa la ragione del titolo della  mostra. Le opere viste come frammenti, pezzetti, di qualcosa che è difficile da vedere o da decifrare.

2) Come  mai  avete scelto\deciso la  contaminazione delle arti?

Abbiamo voluto, più che altro, organizzare qualcosa di diverso... Non si tratta di una contaminazione ma piuttosto di un incontro festoso. Entrambi recitiamo nella Filodrammatica Gallurese (Maria Antonietta ha fatto anche delle letture in teatro o in locali), conosciamo il poeta Franco Fresi, il cantante Vincenzo Murino è nostro cugino oltre che amico, il sassofonista Daniele Ricciu è amico di Tomaso da vecchia data, alcuni membri del Coro Gabriel pure... Ci mancava solo qualche danzatore, insomma, e il quadro sarebbe stato completo!

3) Leggendo l'articolo dell'ultimo numero della rivista  Gemellae  in cui parli della  tua mostra e dopo  avervi partecipato mi viene  da chiedervi: ma oltre che nella  tue  creazioni, anche  nella vita  di  tutti i  giorni usi il cuore? Mentre tu Tomaso usi solo la mente? È cosi  oppure  è  una mia impressione? 

È auspicabile che entrambi usiamo sia il cuore che la mente, non solo nelle opere ma soprattutto nella vita! La mente da sola sarebbe gelida, e il cuore da solo sarebbe inconcludente. Ciononostante è vero che nelle nostre opere li "dosiamo" in misura diversa, e sicuramente in quelle di Tomaso prevale il lato mentale.

(01.01.06)

 

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