Nuovi Autori: Maria Antonietta Pirrigheddu

Le parole assassine di MARIA ANTONIETTA PIRRIGHEDDU
Edizioni Kimerik, Patti, 2007, 60 pagine, Euro 10,00

Sette racconti per un viaggio nell'animo umano. Un viaggio dentro qualcosa di oscuro, incomprensibile... perché cosa c'è di più intricato dell'essere umano? Le sue parole possono dare vita oppure uccidere. L'uomo non riesce a capire quanto sia pericolosa l'arma della parola e la usa senza pensare, non badando a ciò che distrugge, non conoscendo ciò che può creare. Questi racconti viaggiano seguendo la potenza delle parole...

La parola come mezzo per comunicare pensieri e sentimenti, per divertire, consolare, informare, condividere, ma anche per distruggere premeditatamente. La parola come potere magico, come formula che dà la vita e la morte. E' quello che succede alla protagonista del primo dei racconti, quello che dà nome al libro, Le parole assassine. Vittima di parole cariche di un odio bestiale, che le vengono rovesciate addosso tramite bigliettini dall'apparenza innocua, cellulare e computer, da qualcuno dalla mente malata, che non riesce a porre fine al proprio disagio di vivere con un cambiamento coraggioso e ne attribuisce la colpa ad altri per non riconoscere una responsabilità che è solo sua. Finché le parole diventano troppe, troppo brucianti, troppo dolorose, un esercito di ragni ciascuno dei quali porta la sua dose di veleno mortale, e allora non si può fare altro che soffocare. Ma "niente muore davvero" e le parole assassine, come un esercito di ragni, si riorganizzeranno per marciare contro l'aggressore, che a sua volta diventerà vittima del meccanismo da lui stesso generato.

Le sveglie di zia Paschedda sono la collezione della vicina di casa. Ciascuna segna un'ora diversa, ma zia Paschedda non le rimette a posto, perché sono il suo alibi per intrufolarsi nelle case, e nelle esistenze, degli altri. Il suo "Che ora è?" è un'ottima scusa per controllare chi viene e chi va, sapere chi è in ritardo, chi arriva a casa puntuale, che cosa mangiano i vicini, di cosa parlano, chi vedono. Ghiotte informazioni che le permettono di alimentare sordide chiacchiere e di esorcizzare lo scomodo fantasma della sua solitudine di donna ormai vecchia, madre e nonna che nessun figlio e nessun nipote vuole o ricorda. Una vita misera e infelice, cui neppure la morte porterà sollievo, perché troppo pesano anni di parole usate per ferire.

Presenza è un brevissimo racconto che condensa in tre pagine la storia della fine di un matrimonio. Una storia come tante, con una moglie che dapprima accetta un matrimonio senza amore, ma che le regala sicurezza e protezione, poi scopre a proprie spese che le basi per una unione sono altre. Così la rabbia, il disprezzo, la delusione, l'insoddisfazione sfociano in una scenata in cui le parole tagliano "come pezzi di vetro". Ed è inutile cercare di rimediare con parole gentili, perché quello che è stato detto nella collera non può essere cancellato. Meglio allora andarsene, prima che alle parole seguano azioni dalle quali non si può tornare indietro. Salvo poi scoprire che, forse, è già troppo tardi.

I tre racconti che seguono hanno in comune il tema del limite tra la vita e la morte. In Attesa troviamo lo sfogo... di un fantasma, vittima di una storica strage avvenuta nel 1600 a Tempio Pausania. Per mondarsi l'anima, all'assassino fu imposto di costruire una chiesa sul luogo del misfatto. Ma non è dell'assassino lo spirito che vaga inquieto: è di una delle vittime, forse colpevole quanto il suo carnefice, condannata a restare tra le mura della chiesa finché dell'edificio non resterà più traccia; ombra che spera di essere notata per illudersi di esistere ancora, ma che ormai può solo restare in attesa di una liberazione che un giorno, finalmente, le darà la pace.
Ne' Il passaggio, un incidente d'auto provocato dalla distrazione, l'obbligo di lasciare l'auto danneggiata e d'incamminarsi su di una strada deserta (mai che passi qualcuno quando si ha bisogno) sono l'occasione per ripensare alla propria vita. Non è un bilancio positivo: un matrimonio di comodo, un'amante, bugie, ipocrisia, sotterfugi. E una strada che non finisce mai, sotto un cielo senza stelle, in un gelido inverno, ma per andare dove?
La protagonista de' L'ascoltatrice è una scrittrice che viene avvicinata da spiriti che in lei trovano un orecchio attento in cui riversare la storia delle loro vite. Esistenze piene di eventi dolorosi, tragici, banali, che l'Ascoltatrice raccoglie come un tesoro per trarne racconti. Arriva il successo e la donna si afferma per la sua originalità e la sua inventiva. Ma presto le vicende raccontate prendono il sopravvento su tutto e gli spiriti narranti diventano persecutori, nel loro delirante desiderio di raccontare la propria vita per restare attaccati a ciò che hanno amato. Fino a quando... un espediente magico non riuscirà a risolvere la situazione.

Infine l'ultimo racconto, Stelle di Osiride, una originalissima interpretazione del mito di Osiride e della cosmogonia egizia, fatta dalla voce degli stessi protagonisti: Nephtys, che con l'inganno induce Osiride a giacere con lei per poter generare un figlio, il figlio tanto desiderato che suo marito Seth non può darle. Seth, che per vendetta rinchiude il fratello Osiride in un sarcofago, che poi abbandona alla corrente di un fiume. Iside, che parte per un viaggio alla ricerca del corpo del marito Osiride, affrontando pericoli e avventure. Di nuovo Seth, che trova il corpo e lo distrugge, facendolo a pezzi. Di nuovo Iside, che deve raccogliere i pezzi sparsi in molti luoghi e ricomporre il corpo, per poter concepire un figlio, Horus. Le loro parole sono raccolte da uno scriba: sono storie di dei, ci ammonisce, ma anche "la storia di ogni uomo che, percorrendo sentieri d'errore, cade preda dei tranelli del male".

Quasi tutti i brani del libro sono stati premiati o entrati in finale in vari concorsi (Biennale Internazionale di poesia e narrativa Giano Vetusto 2006 - Granelli di parole 2006 - Momenti di vita a cultura gallurese 2005 e 2006 - La voce delle donne 2006 - Poggio dei Pini 2006 - Creatività itinerante 2007).
Un'Autrice e un'opera prima che è uno straordinario esordio, che colpisce per la fantasia, l'abilità narrativa, ma soprattutto per la profondità dei significati simbolici nascosti dietro le parole apparentemente semplici.
Recensione a cura della Redazione.

Maria Antonietta Pirrigheddu, scrittrice diTempio Pausania (SS) è la vincitrice, con il racconto Le parole assassine, nella sezione Narrativa dell'edizione 2006 del Concorso "Granelli di parole", organizzato dalla Casa Editrice Kimerik. Questa è la raccolta dei suoi racconti che prende il titolo dal pezzo trionfatore del concorso.
Se volete qualche assaggio del libro, visitate il sito dell'Autrice
www.lunadivetro.it/leparoleassassine/

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Commento di Annalisa Costantino
Uno dei libri più entusiasmanti che abbia mai letto, mi ha lasciato con il fiato sospeso fino all'ultimo e senza parole per la straordinaria bravura della scrittrice.

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