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RACCONTI SOTTO L'ALBERO

(di Antonio Masoni)

 

Se una fata avesse dovuto scegliere un’ambientazione per raccontare storie antiche, l’avrebbe trovata proprio qui, agli olivastri di Carana, a Luras.

Già, queste piante millenarie che affondano le radici nei secoli rendono vere anche le leggende o tutti quei racconti dell’infanzia nostra e dei nostri nonni. Datare li conti di fuchili, ossia le narrazioni accanto al camino. infatti. è una cosa improbabile. Nessuno può sapere a  che età risalgono. Si narra di re, di regine, di morte - che assume sembianze diverse ad ogni racconto -, di fate travestite da vecchine, di buio, di apparizioni misteriose, di riti magici, di sortilegi e rimedi per evitarli, e di tanti altri momenti che hanno caratterizzato una serata di ascolto e di partecipazione.

Si è trattato di un’iniziativa di Archivi del sud, per i seminari “Le mille e una voce”, e i racconti galluresi sono stati narrati da Maria Antonietta Pirrigheddu.

 

Maria Antonietta  è un’artista poliedrica che scrive, dipinge, realizza oggetti d’arte in vetro. Vincitrice di numerosi concorsi nazionali di narrativa, tra i quali "Granelli di parole" del 2006 con il libro "Le parole assassine", Maria Antonietta alterna la scrittura alla recitazione. Da anni è attrice della compagnia teatrale "Filodrammatica Gallurese", che continua l’opera meritoria di Maruccio Achenza, e questo grazie alla figlia Margherita.

In questo settore, ossia la recitazione,  Maria Antonietta forse esprime il meglio del suo enorme talento artistico. La sua grazia, la sua sensibilità, la sua spiccata predilezione per la lingua gallurese e per la musicalità di essa, ne fanno sicuramente la rappresentante ideale, o come si dice l’ambasciatrice di questa lingua - o dialetto secondo alcuni.

A suo agio sul palcoscenico, così come tra le poche persone contenute tra gli olivastri di Carana, Maria Antonietta ha saputo attirare i presenti con le sue parole, "li parauli", e ha raccontato fiabe e storie, e traduceva per quelli che non riuscivano a capire il gallurese; e alla fine anche i non madrelingua avevano capito benissimo quanto coloro che il gallurese invece lo avevano da sempre masticato.

 

Maria Antonietta Pirrigheddu e i suoi racconti sotto l’albero: peccato per chi non era presente. E’ stata un’occasione unica per immergerci nelle nostre antichissime pagine dell’infanzia, nella nostra cultura agropastorale e nelle sue innumerevoli leggende e credenze.

Che dire altro? Solo ribadire che abbiamo tremato ascoltando i racconti e ci siamo rallegrati quando vi era un lieto fine, proprio come fanno i bambini con una fiaba. Abbiamo apprezzato un talento dell’arte locale, modesta e brava, come solo i grandi che operano nel settore della cultura sanno essere.

 

Servizio di Antonio Masoni e Sandro Manca

per RadioTeleGallura

 

 

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