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Assaggio di

L'ASCOLTATRICE

 

...no, non potevo fermarmi. Mi era rimasto impresso il racconto di un pittore. Per molti giorni aveva aspettato il suo turno, con pazienza; io avevo sperato che desistesse, ma alla fine ne avevo avuto pena. Ci sono persone capaci di attese infinite, come i gatti.

Aveva trascorso la vita ad immaginare i suoi quadri: a cercare spunti e soggetti, a perfezionare i dettagli, a pregustare il primo tocco sulla tela. Tutti i quadri che avrebbe dipinto quando ne avrebbe avuto il tempo, quando gli altri impegni gliel’avrebbero concesso. Ritratti, paesaggi, figure surreali stavano accatastati dentro la sua testa, premendo per uscire dal pennello, stuzzicando le dita ad un’attività che però rimandava. Sapeva di essere bravo e lo avrebbe dimostrato.

Passavano gli anni e si avvicinava il momento propizio, il tempo adatto alla realizzazione: perché certo la vecchiaia avrebbe portato maturità d’idee e la calma necessaria.

Invece portò l’artrite. S’incepparono le nocche e persero il movimento; s’aggiunsero i tremori della rabbia e dell’età. Si era adagiato in sogni inondati di colore; di colpo si trovò grigio, d’aspetto e di pensiero.

 

Ecco come sono gli uomini: ricercano il talento, soprattutto in se stessi, e poi lo rinchiudono dentro i loro cassetti. Non sanno che l’ingegno non è di chi lo possiede: coloro a cui viene dato devono utilizzarlo.  (continua)

Le parole assassine

di Maria Antonietta Pirrigheddu

Proprietà letteraria riservata

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