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Irene

Cara amica, forse non mi sono spiegata bene con quelle poche parole... Io non ho vissuto la mia vita come ho detto per far piacere a Dio, ma perché io sono proprio così. Ho vissuto intensamente, lavorando da sempre, sacrificandomi quando necessario, sono rimasta fedele a mio marito per tutta la durata del mio matrimonio, sono stata anche molto felice, ma perché sono così per natura. Sono altruista, ottimista, tenace nelle mie scelte e riesco a dare tanto, chiunque incontri. Ho un bellissimo rapporto con i miei ragazzi e sono amata anche dai loro compagni. Ma tutto questo non mi ha premiato, oggi sono sola, in pochissimo tempo la mia vita si è stravolta. Finalmente sono riuscita a rompere il matrimonio con un uomo che non mi ha mai rispettato, ma cosa grave dopo pochi mesi ha iniziato a sgretolarsi il mio lavoro, che era per me un punto fermo.

Adesso dopo cinque anni in cui ho dato davvero tutto dietro quella scrivania, ho dovuto prendere la decisione di dimettermi, perché rischiavo anche di perdere la mia salute e non posso permettermelo. Sto cercando in tutti i modi di trovare un lavoro più sicuro di quello che ho adesso, pensando seriamente anche di avviare nuovamente una attività (ne ho avuta una per 13 anni, che per motivi diversi è naufragata), ma la paura mi attanaglia perché ho fatto di tutto, e con il cuore, ed oggi mi ritrovo nulla.

L'unico errore è stato forse trascinare il mio matrimonio per tanto tempo, ma avevo delle responsabilità verso i miei figli. Credo che le mie preghiere siano state ascoltate nell'arco della mia vita, altrimenti non avrei avuto la forza di affrontare tutto quel che ho vissuto. Ma oggi sono stanca di sentirmi dire "tu sei una donna forte, hai fatto tanto", vorrei poter essere anche debole e poter pensare che c'è qualcuno che possa occuparsi di me. Mi alzo la mattina e penso che devo portare a casa la pagnotta ed invece vorrei poter pensare anche che durante la giornata ci sarà un momento anche per me. Ed invece non c'è mai.... Dio mi ha dato anche il dono della bellezza, oltre che dell'intelligenza, ma arrivo anche a pensare che ogni tanto sarebbe meglio esserlo di meno, e di pari passo essere meno sensibili per non soffrire tanto. Scusami lo sfogo, ti voglio già bene come un'amica.

Risponde lunadivetro:

La solitudine ha due facce. Un tipo di solitudine è quella per cui si crede di essere soli; l'altro tipo è quella a causa della quale non ci accorgiamo di non essere soli. Perché non ce ne accorgiamo? Perché siamo troppo immersi nel nostro dolore, nelle nostre pene, nei nostri pensieri. Quel di doloroso alberga nel nostro animo si rimescola, e trascuriamo la cosa più importante: la consapevolezza della divinità in noi e attorno a noi. Dio. Colui che non lascia mai solo nessuno.

Certo questa consapevolezza non basta, ma voglio invitarti ad occuparti un pochino meno delle pene che ti affliggono. Continuando a lasciarsi imprigionare dal dolore (sebbene sia comprensibile e giustificato), non si può andare da nessuna parte. Qui invece è più che mai necessario rimboccarsi le maniche e pensare al presente, lasciando da parte tutto ciò che è stato. Ti si richiede il classico "colpo di reni": un'imposizione alla tua stessa volontà, un rialzare la testa e dire a te stessa: io voglio, e avrò, e farò, e sarò. In questo pensare e agire di conseguenza risiede la volontà umana e, infine, il nostro potere.

Grazie per la tua considerazione nei miei confronti.

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