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Irene

Da più di un anno ormai, sembra che la mia vita sia tutto uno sfacelo... eppure ho vissuto sempre secondo ciò che Dio ci ha insegnato, fedeltà, gioia di vivere, altruismo, sacrificio... Ma sembra nessuno ascolti più le mie preghiere, e nelle mie serate in piena solitudine, mi piace pensare che quel profumo intenso di fiori alle narici che mi sveglia sul mio divano, sia il mio angelo che riesce a raggiungermi quando le difese della mia mente sono annullate, quando mi abbandono senza più volontà, se non quella di non pensare più, di non sentire il dolore del mio cuore.

 

Risponde lunadivetro:

Molte persone si sentono in un certo senso obbligate a comportarsi in modo da "piacere a Dio". E questo è l'errore maggiore che si possa commettere. E' necessario, invece, imparare ad andare incontro ai piaceri della vita, e questo comporta l'essere a volte anche trasgressivi e un po' spregiudicati. 

In fondo di che cosa dobbiamo rendere conto a Dio. Di poche cose: della nostra capacità di fede (ovvero di fiducia nella vita e in noi stessi); della nostra bontà d'animo; della necessità di vivere intensamente l'esistenza cercando i presupposti per essere felici e realizzarsi. Ecco, di questo soltanto dovremo rendere conto a Dio.

Pregare e sacrificarsi per il prossimo senza cercare niente per sé non è certo un "dono" che possiamo offrire a Dio. Può sembrare blasfemo, ma la vita deve piacere anzitutto a chi la vive. Se si vive intensamente ricercando le esperienze, se si conosce la vita appieno, nel bene e nel male, allora si può capire di avere uno scopo; e proprio in questo modo si potranno davvero rendere certi "servigi" a Dio e al prossimo, realizzando qualcosa di utile. Ma se manca l'esperienza di un'esistenza piena, resta ben poco da offrire. Non siamo nati per restare all'ombra del sacrificio, né per annullarci nell'offerta di ciò che in realtà non volevamo fare ed essere.

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