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Sara - Reggio Emilia

Dicono che le parole sono più affilate di una lama. Usandole bene bisognerebbe ottenere ciò che si vuole. Sembra presuntuoso detto così, se non si sa di cosa sto parlando. Perché le parole non bastano, perché l'amore non è sufficiente a salvare qualcuno? Mi sembra impossibile che una sostanza possa vincere sulla vita. Ci sono momenti in cui ti sente, in cui non è assente e capisce quello che dici. Allora lì penso: "Posso convincerlo, posso fargli capire".

Perché non si possono salvare le persone tossico-dipendenti, dove sta scritto? Forse sono spocchiosa, cosa ne posso sapere io che non faccio uso di stupefacenti, e non conosco il dolore che spinge poi ad assumere le droghe, ma non mi spiego come io non possa essere utile, nemmeno un po'. Quelle volte in cui ti sentono, hanno significato le parole che rivolgi loro? E' difficile dicono, lei, la droga, è gelosa, non lo vuole condividere con nessuno. Lo isola, gli fa troncare i rapporti con le persone che lo amano... e con il mondo. Se gli stai vicino non la smette, se lo abbandoni nella speranza che ritrovandosi solo si faccia un esame di coscienza, hai paura che possa morire. Ti vengono in mente i centri di recupero, ma se poi non vuole venire?

Ho letto un libro del tipo "libri da leggere in un'ora", si intitola: Patto col diavolo. L'ho capito solo alla fine del libro cosa volesse dire. Parlava di un giovane tossico-dipendente e di una ragazzina che tenta di salvarlo. Alla fine la droga si prende la sua anima. E' un vero problema questo delle droghe, sapete? Io sono un'adolescente e posso assicurarvi che le campagne di prevenzione non servono a nulla. Perché gli adolescenti non ascoltano, è da perdenti. Tanto poi loro smettono quando vogliono. A scuola non se ne parla, dovrebbero farlo invece e, più che dire fanno male, dovrebbero precisare i danni che causano.

A quest'età si beve per divertirsi, senza alcol non ci si diverte, sento dire spesso in discoteca e da qualche amico, purtroppo. Per una volta posso ringraziare i miei genitori di essere stati così rigidi con me, tanto da farmi temere di bere anche l'acqua in discoteca. Chi dice che senza alcol non ci si diverte è più noioso di chi il sabato sera va al cinema. Ci sono tanti modi per divertirsi, chi ha bisogno di trasgressione estrema in realtà è più piatto di un comune ragazzo (che piatto non è) felice se legge un libro o fa una passeggiata. Oddio, non sto dicendo che non dovete divertirvi, bevete pure un bicchiere di tequila boom boom, e magari la sbornia occasionale può anche starci.

La vita però non è solo un "carpe diem", pensare al futuro non è "uncool". Divertirsi con droga o alcol o entrambi per poi passare una vita di dolore, è incomprensibile per me. Okay, l'alcol e la droga vengono assunti anche per fuggire dalle sofferenze e dai problemi, ma sono sicura che tutti sappiano che subito dopo l'effetto di felicità, si soffre maggiormente e i problemi aumentano. Allora perché? perché rovinarsi la vita, o peggio ancora... perderla.

Mi chiedo se è colpa della società. Mi chiedo se è giusto legalizzare le droghe  leggere, come ad Amsterdam.

E' anche colpa loro, non dovrebbero mai iniziare, è colpa della mancanza di leggi che ci tutelano, è colpa mia che non sono abbastanza brava con le parole. Ma le mie parole saranno sempre inutili, sia che io parli ad un tossico, sia che io parli ad una tomba.

Risponde lunadivetro:

Sai, cara amica adolescente, qual è l'errore più diffuso? E' quello di volere a tutti i costi imporre e predicare che la droga "fa male". Continuare a spiegare ad un tossico che la droga è dannosa e che porta addirittura alla morte. Non serve a niente ribadire queste cose! Il tossicodipendente conosce benissimo tutto ciò, prima ancora che glielo dicano gli altri. 

Quindi, apparentemente, non c'è via d'uscita...

E invece no. Una persona che davvero vuole aiutare un tossico non si accanisce parlando della droga. Al contrario, cerca di fargli capire il valore di altre cose; cerca di portarlo alla ragione parlandogli della vita. Gli spiega che la sua esistenza è giustamente diversa da quella di chiunque altro, ma non per questo deve sentirsi un "diverso".

Come si aiuta una persona con certi problemi? Cercando di farle ritrovare se stessa. Guidandola alla conoscenza di sé, invitandola a guardare allo specchio ciò che veramente è, la persona che è in realtà. Per la maggior parte si tratta di individui piuttosto intelligenti, a cui però manca qualcosa. Che cosa?  La conoscenza del proprio essere. Manca La capacità di apprezzarsi, il sapere di poter essere forti anziché deboli ed esposti a tutti i venti; manca la capacità di rendersi conto che proprio loro possono essere i primi a saper aiutare, forse più di altri, chi soffre e sta male. Manca la consapevolezza che la loro esistenza ha un valore, che non sono venuti qui per ubriacarsi o drogarsi, ma con uno scopo ben preciso. Perché è proprio questo ciò che devono trovare o ritrovare: lo scopo della propria esistenza.

Spesso in comunità si commette il grave errore di far sentire il tossicodipendente una larva, un nulla. I sistemi usati tendono ad umiliarlo, a trattarlo come un bambino o un deficiente, a non dargli nessuna considerazione come uomo. Si mette in risalto solo la sua condizione.

Ma in fondo non ha molto peso il fatto di aver provato gli stupefacenti. Anzi, proprio dopo simili esperienze la nostra intelligenza (con l'aiuto di chi può spiegare certe cose) potrebbe portarci ad una maggiore conoscenza di noi stessi. Sapendo che la droga non mostra la realtà della vita: tutto ciò che si manifesta sotto i suoi effetti è una finzione. E un vero uomo non accetta di vivere nella finzione, ma cerca la realtà. Anche scontrandosi con se stesso e con quella realtà.

Quando tu, cara amica, dici ad un tossico che drogarsi gli fa male, in fondo lo stai umiliando: gli stai dicendo che non riesce a vedere ad un palmo dal naso, che non è capace di rendersi conto da solo degli effetti delle sostanze che assume. Ma non è così! Sa benissimo le conseguenze a cui va incontro. Non è questo ciò che ha bisogno di sentirsi dire. Al contrario, ha bisogno che qualcuno gli parli del senso e dello scopo dell'esistenza, perché chi non è consapevole di avere uno scopo tende a buttar via la propria vita. Ed è necessario fargli capire che non sta danneggiando solo se stesso, ma sta causando un danno forse maggiore a chi gli sta intorno, a chi gli vuol bene e perciò soffre per lui in un modo che non può nemmeno immaginare.

Infine, però, bisogna porsi una domanda: c'è l'uomo o c'è il nulla?

L'uomo, anche se ridotto a un rottame, è sempre capace di risollevarsi; il nulla resta nulla. Si tratta di scelte, e se si sceglie di rimanere un nulla, nessuno può farci niente.

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