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A. P.

DIO, L'ANIMA E MISTER DARWIN

Dio onnipotente aveva creato il mondo, anzi l'universo nel quale c'è anche un piccolo frammento chiamato terra. Ciò che Dio aveva creato era predisposto al sorgere della vita in tutte le sue meravigliose forme, una vita capace di evolvere dai microbi e dalle piccolissime amebe fino ai complessi e bellissimi mammiferi.
In realtà oggi non si sa più bene se queste cose le abbia create Dio o siano invece l'espressione totale di un Dio costituito da una enorme energia sconosciuta, evoluta in materia e in una "vita" sempre più complessa, di un Dio che impassibile guarda il creato, guarda se stesso (Teilhard de Chardin). Tra l'altro questo è ciò che riscuote la mia preferenza intellettuale.
Comunque sia, questo Dio dimostra un'immensa energia e una grandissima intelligenza pratica che si esplica nella evoluzione del mondo e nel meraviglioso e sempre più perfetto adeguamento delle strutture vitali alle necessità della vita.
Se però questo Dio fosse il Dio personale e onnipotente del Catechismo, egli avrebbe avuto molto verosimilmente un problema da risolvere: quello dell'anima dell'uomo. Infatti, se la vita, come sembra oggi in modo del tutto evidente, si è sviluppata e ha progredito per evoluzione verso una teorica perfezione, come ha ben dimostrato Darwin ed è ampiamente confermato dalla scienza attuale, l'uomo non è nato improvvisamente e direttamente dalle mani di Dio, ma un poco alla volta, differenziandosi da un progenitore mammifero della classe delle scimmie, animali che, come si è sempre saputo, non hanno un'anima.
Che cosa aveva questo nuovo nato della famiglia dei mammiferi che gli altri mammiferi non avevano? Certamente capiva di più, era capace di astrazione e di fare collegamenti tra le cose, era capace di programmazioni complesse, tutte cose cui è stato dato il nome di mente.
Dio, che vedeva questo nuovo essere un po' come l'immagine di sé, doveva fornirlo di qualcosa che lo differenziasse dagli scimmioni da cui proveniva. Questo qualcosa, lo dice il Catechismo, era l'anima. Un bel problema. Bisognava dotare il nuovo venuto di un'anima adeguata e infilargliela dentro. Quest'anima gli avrebbe garantito tra l'altro una sopravvivenza eterna.
Tutto questo è abbastanza logico; c'è però un problema: quando sarebbe stata creata quest'anima? Stando alla antropologia, un calcolo molto approssimativo farebbe pensare che ciò potrebbe essere avvenuto con una lunga progressività a partire da circa 2.500.000 anni fa, quando sarebbe comparso l'Homo Abilis, ai 30.000 anni fa dell'Homo Sapiens e cioè qualche minuto fa nella storia della terra. E' in questo lasso di tempo che il nuovo venuto ha cominciato ad emergere un poco alla volta e a distinguersi dagli altri primati. Man mano anche l'anima di questo nuovo animale così speciale si sarebbe perfezionata fino ad arrivare alla splendida anima attuale, elemento qualificante e in un certo senso divino, che consente oggi ad un sostanziale numero di uomini di compiere le più grandi nefandezze e schifezze, di correre con grande miopia sul sentiero dell'egocentrismo e della prevaricazione verso una progressiva distruzione dell'ambiente. C'è da chiedersi come mai quest'anima divina di cui sarebbe dotato l'uomo sia per tanti versi così deteriore. Essa avrebbe peraltro un grande valore proprio perché dotata da Dio di quella che è stata chiamata la libertà responsabile e che, viste le caratteristiche generali del suo portatore e tolte le numerose eccezioni, consentirà, a quanto sembra, ad un abbondante numero di soggetti, di arrostire per sempre nel fuoco dell'inferno. Un bell'affare per l'uomo, quest'anima.

 

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