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Elly 72 - Cremona

Spesso, ma soprattutto in questa Santa notte in cui nasce Gesù, il mio cuore s'interroga su cosa significhi veramente pregare... Le parole che ci insegnano da bambini sono giuste e ci avvicinano alla liturgia, quando siamo piccoli e fatichiamo a comprendere "cose" più grandi di noi, ma poi? Mi sforzo di pensare e di metterci il cuore, mentre ripeto queste parole imparate a memoria tanti anni fa, ma non sempre ci riesco. A volte le labbra si muovono, la voce esce... ma al cuore non arriva, l'anima non sente nulla, pare assuefatta. Allora cerco un modo nuovo per rendere la mia voce più "forte", la mia preghiera più VERA: mi piace cercare di pregare con le mie azioni invece che con parole... un sorriso a chi incrocio per strada e nemmeno conosco, una parola di conforto ad un amico sconsolato, una parola di pace ad un collega arrabbiato... cose semplici, genuine!

Quando vado a correre per tenermi un po' in forma, amo ringraziare mentalmente Dio per la salute che ho, per la forza che mi dona, per il fatto stesso che posso correre! Spesso mentre corro, penso alle persone che non possono farlo (l'amico con la leucemia, la collega che ha avuto l'ictus, la vicina di casa superobesa) e corro anche per loro... mi illudo che sia una bella preghiera, ma forse sto sbagliando??

Risponde lunadivetro:

Credo non ci siano preghiere più vere ed efficaci di quelle che "scriviamo" noi stessi, perché pronunciandole o pensandole uniamo davvero cuore e mente: in quel momento siamo indivisi, siamo un tutt'uno. Perciò le preghiere spontanee, anche se composte da parole povere e sgrammaticate, hanno davanti a Dio lo stesso valore del più magnifico dei Salmi.

L'intento vero e sentito di una preghiera va oltre le parole, va oltre il numero di volte in cui la ripeti. Puoi esprimerla anche senza alcuna parola, perché l'unica cosa che conta è che quell'intento e quel sentimento permangano in te.

Con questo non sto dicendo che le preghiere classiche, quelle che ci hanno insegnato da piccoli, non abbiano valore. Piuttosto, ce l'hanno nella misura in cui ci risuonano dentro. Purtroppo non ci viene quasi mai spiegato il loro significato profondo, né quelle mille sfumature che potrebbero ancora stuzzicare la nostra attenzione.

 Pregare non è altro che parlare, dal profondo dell'anima e del cuore, con Colui che sappiamo ci sta ascoltando. Se già non lo sapessimo, infatti, non avrebbe neanche senso rivolgerci a lui. E questo non ha niente a che vedere col solito atteggiamento contrito col quale ci presentiamo davanti a Dio, come se stessimo chiedendo l'elemosina.

In realtà ogni essere vivente prega. Anche gli esseri che non conoscono le parole. Anche le piante, le montagne, i fiori. Perché pregare è vivere: non si prega solo con la voce o col pensiero, ma soprattutto col modo di essere, di sentire e di agire. Ecco perché la preghiera dovrebbe permeare tutta la nostra vita.

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