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Sognoneuro17

Ciao, non so perché scrivo questo; forse ho solo bisogno di parlare con qualcuno che non conosco e viceversa. Nn trovo la mia strada. Ho 29 anni e faccio il medico. Fin da piccola ho sempre desiderato diventare qualcuno, lasciare qualcosa di importante per il mondo e la gente. Un giorno ho capito che volevo studiare neurologia... forse perché una persona a me vicina é morta per una grave malattia neurologica, o forse mi piaceva già da prima... cmq la sua sofferenza mi ha toccata profondamente. In neurologia non sono entrata, ma poi ho provato un'altra specializzazione e ce l'ho fatta. Sono passati tre anni... continuo a pensare alla persona che ho perso, alla neurologia e alla storia diversa che avrei potuto scrivere... questo settore che ho intrapreso non mi appassiona, o sono io che parto prevenuta... mi sento confusa e svogliata... non so nemmeno se mi piace più fare il medico... scusate lo sfogo...

Risponde lunadivetro:

L'aver intrapreso un certo tipo di studi o un'attività non ci preclude altre strade. Se la passione ci spinge in una direzione, è un grande errore non seguire il suo richiamo. Chi te lo impedisce? Chi ti vieta di riprendere i tuoi studi, di immergerti in ciò che ami? Gli eventi ti indicheranno poi se è il caso di cambiare addirittura lavoro oppure lasciare che il tuo resti un interesse parallelo.

Certo la neurologia è un campo difficilissimo, che spesso induce in inganno. E' facile prendere della cantonate studiando la neurologia classica. Di solito, infatti, ci si basa unicamente sui manuali, su ciò che è già stato scritto o "sperimentato" in qualche modo da altri, e si lasciano da parte la propria intelligenza e lo spirito di logica: due cose che dovrebbero sempre accompagnare gli studi, e questo in modo particolare.

Sulla neurologia molto è stato scritto basandosi sulla sperimentazione animale, purtroppo; eppure non c'è niente di più ingannevole. I riscontri infatti sono assolutamente falsati, perché - come qualcuno comincia finalmente a capire - le reazioni di una specie differiscono totalmente da quelle delle altre specie.

Ma anche gli esseri umani differiscono, e molto, l'uno dall'altro, e ciascuno ha reazioni proprie. Perciò nessuno scienziato conosce davvero il cervello umano. 

Io ti invito a riprendere la tua passione, anche parallelamente alla tua professione. Ma se davvero vuoi “lasciare qualcosa di importante”, come dici, applica allo studio anche il buon senso e la logica, collegando le conoscenze che puoi avere in materia all'osservazione delle abitudini e del comportamento di ogni singolo paziente.

Spesso le malattie neurologiche non trovano risoluzione proprio perché i medici si attengono ai libri. E si dimentica che, in questo campo più che mai, si dovrebbe guardare all’individuo, sapendo che ciascun paziente è diverso dall’altro (figuriamoci dagli animali!).

Non può essere una manuale a svelarti la causa della patologia di un paziente. Se un cervello si ammala, infatti, non si ammala nella sua interezza: c’è una piccola parte che non funziona. Perché si “guasta” proprio quella parte?  Potrai trovare una risposta solo analizzando accuratamente QUEL paziente, nella sua totalità: come vive,  il suo ambiente, le sue emozioni, la sua alimentazione… Le risposte che potranno fornirti altri pazienti non sono valide.

Tutto ciò dovrebbe essere scontato… eppure spesso agiamo in modo opposto. Forse abbiamo bisogno di motivazioni nobili e di grande apertura mentale, per poter affrontare certi percorsi. E se tu fossi davvero chiamata a farlo?

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