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Mara - Genova

Meditare su uno spillo o su un tappo di sughero? Certo è più affascinante meditare su alte immagini dorate, ma se uno non riesce ad escludere altri pensieri, lavorando su un oggetto comune ed umile, come farà a sapere che il suo pensiero in realtà altro non fa che vagare nella fascinazione, spinto dal desiderio e null'altro?
Occorre esercitare il pensiero come facoltà e potere puro, e non darsi al puro autocompiacimento del dirsi "sto meditando su un simbolo esoterico". Meditando su un oggetto umile, il pensiero si libera di ogni "necessità", e può quindi trovare la propria sorgente pura. Chiaro è che questo è un lavoro lungo, ingrato, noioso, duro e selettivo, che lascia indietro la stragrande maggioranza di coloro che vi si avvicinano, i quali molto spesso cercano più benefici o effetti speciali che non il "lavoro".
I semi, li giudichiamo sempre dai frutti, non è cosi? Ciò che doniamo, superando noi stessi e il nostro ego, parla di noi molto più delle bellissime immagini che ci costruiamo per dire di noi stessi "io sono questo".
Arriva sempre il momento in cui si è chiamati a scegliere tra il bene e il male, il dare e il prendere, la vita e la morte, la luce e il buio: la strada stretta non sfavilla mai e la si percorre in silenzio, per millenni e millenni e millenni.
Ci si ritrova sempre, al fine, cambiati.

Risponde lunadivetro:

La concentrazione fine a se stessa, su qualunque oggetto, non ha alcun senso né significato: riempie se stessa e l'ego e distoglie dallo Scopo. La vera concentrazione ha un intento e uno scopo; conosce ciò che vuole, cosa vuole ottenere e dove vuole arrivare.

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