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RACCONTI

SOTTO L'ALBERO

 

 

Olivastri di Carana

22 maggio 2010

 

vedi il filmato

dal servizio di Antonio Masoni
per R.T.G.

 

«Se una fata avesse dovuto scegliere un’ambientazione per raccontare storie antiche, l’avrebbe trovata proprio qui, agli olivastri di Carana, a Luras.

Già, queste piante millenarie, che affondano le radici nei secoli, rendono vere anche le leggende o tutti quei racconti dell’infanzia nostra e dei nostri nonni. Datare li conti di fuchili, ossia le narrazioni accanto al camino, infatti, è una cosa improbabile. Nessuno può sapere a che età risalgono. Si narra di re, di regine, di morte - che assume sembianze diverse ad ogni racconto -, di fate travestite da vecchine, di buio, di apparizioni misteriose, di riti magici, di sortilegi e rimedi per evitarli, e di tanti altri momenti che hanno caratterizzato una serata di ascolto e di partecipazione.

Si è trattato di un’iniziativa di Archivi del Sud, per i seminari “Le mille e una voce”, e i racconti galluresi sono stati narrati da Maria Antonietta Pirrigheddu. [...] E’ stata un’occasione unica per immergerci nelle nostre antichissime pagine dell’infanzia, nella nostra cultura agropastorale e nelle sue innumerevoli leggende e credenze...»

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L’associazione Archivi del Sud, nell’ambito dei suoi seminari “Le Mille e una Voce” dedicati all’arte del racconto orale, organizza un incontro presso l’olivastro millenario di Luras sabato 22 maggio. L’incontro sarà dedicato ai racconti galluresi interpretati da Maria Antonietta Pirrigheddu, artista che ha già collaborato con Archivi del Sud in diverse occasioni.

I seminari “Le Mille e una Voce”, inaugurati fin dal 1998, si propongono di rivitalizzare l’arte della narrazione orale attraverso incontri con studiosi e narratori. Tra questi incontri si inserisce l’escursione a Luras presso la suggestiva  cornice del grande albero, dove il pubblico potrà apprezzare il racconto orale in una dimensione vicina a quella dei “griot” della tradizione africana.

 

GLI OLIVASTRI MILLENARI DI CARANA

Luras vanta il patriarca degli olivastri millenari dell’intera Europa e non soltanto della Sardegna: la gente del posto lo ha ribattezzato S’Ozzastru, cioè l’Olivastro per eccellenza. Non è un’esagerazione, visto che i botanici hanno stimato in oltre 3800 anni la sua età: un primato che gli consente di detenere il primato di albero più antico d’Italia, secondo le stime del Ministero dell’Agricoltura. In località Santu Baltòlu se ne trovano tanti altri, un po’ più giovani ma ugualmente belli: gli olivastri millenari.

Sono inseriti in un incantevole contesto naturale, sulle sponde del Lago Liscia, dove il contrasto tra la montagna granitica e lo stesso Lago dà luogo a un'unità paesaggistica di assoluto valore. Il più vecchio di questi olivastri, S'ozzastru, come viene confidenzialmente ma rispettosamente chiamato dai luresi, presenta a metri 1,3 da terra una circonferenza di circa 12 metri per un'altezza di 8 metri e, secondo alcuni studi, dovrebbe avere tra i 3.000 ed i 4.000 anni di età, il che ne fa uno degli alberi più vecchi d'Europa.

Questo "patriarca della natura", dichiarato nel 1991 Monumento naturale ed ormai inserito con grande risalto nelle più importanti guide naturalistiche, rientra oggi nella lista dei "Venti alberi secolari", uno per ogni Regione italiana, da tutelare e dichiarare Monumento Nazionale con decreto ministeriale. La notizia, comparsa sul Corriere della sera, ha suscitato notevole interesse attorno a questo che potrebbe essere definito il monumento naturale più importante della nostra isola e forse dell’Italia. Un’attenzione che si è risvegliata in questi ultimi anni: per tremila anni (per fortuna) del Grande Patriarca si sono disinteressati. Persino i boscaioli toscani che hanno rapato i boschi sardi lo hanno risparmiato. Ha rischiato forse di finire la sua lunga esistenza bruciato. Tracce del fuoco sono ancora visibili nella cavità del tronco (ma si pensa che i pastori usassero la cavità per ripararsi dalla pioggia e qualcuno ci ha acceso anche il fuoco senza che l’olivastro subisse danni).

Una delle prime descrizioni dell’enorme albero venne fatta dal Casalis nel 1883 per il Dizionario generale geografico-statistico degli Stati sardi: «Tra i grandi ulivastri del Carana è molto notevole quello che si vede a 50 passi dalla chiesa di San Bartolomeo presso le rovine dell’antica terra di Carana. Otto uomini non cingerebbero il suo tronco, sebbene distendessero a tutta la misura le loro braccia; e tanto sono frondosi i suoi rami, che non facilmente vi penetri la pioggia. Nella parte infima del ceppo ha palmi sardi 56”. Poco meno di 15 metri.

A pochi metri di distanza, un altro olivastro più “giovane” (solo…2000 anni!) fa compagnia a S’Ozzastru in un silenzio irreale che fa riflettere sul tempo e suscita intense sensazioni. A 20 Metri spostato sulla destra l’Olivastro “Piccolo”, meno grandioso. con la chioma foltissima i cui rami arrivano fino al suolo creando un'immensa “caverna verde”. (www.comune.luras.ss.it)

  L'Unione Sarda 21.05.10

  La Nuova Sardegna 22.05.10

 

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