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Associazione Amici di Monica

E CHIAMALE SE VUOI... EVASIONI

Raccolta di poesie, racconti, testimonianze
realizzata dai detenuti della casa di reclusione
"P. Pittalis" di Nuchis-Tempio Pausania

Carcere di Nuchis

 2 dicembre 2013 h. 15,30

Ufficio Turistico - Tempio Pausania

4 dicembre 2013 h. 18,00

 

Con il patrocinio

dell'Unione dei Comuni "Alta Gallura"

e del Comune di Trinità d'Agultu

«Dietro le sbarre vive un uomo da lunghi anni

con il cuore che batte nel petto.

Batte forte ed è arrabbiato come il fuoco,

perché nessuno lo ascolta.

Questo cuore sfortunato chiede poco,

vuole essere capito, consolato.

O mio cuore,

tutte le notti dormi soffocato dalla tristezza,

come un relitto arrugginito nell’abisso.

Attendi notti intere che qualcuno ti prenda per le mani.

Dietro le sbarre, dalla finestra,

all’alba guardo il cielo.

L’aria gelida soffia sul viso,

gli occhi muti

cercano luce, amore,

vedono solo buio.

Dov’è nascosta la luce delle mie pupille?

La vita fugge,

il cuore invecchia insieme ai suoi pensieri.»

(Alessandro Rodà)

 

interventi musicali

Vincenzo Murino

 

letture

Maria Antonietta Pirrigheddu

 

presenta

Antonio Masoni

 

a cura di

Paola Scano

«...Gli uomini del carcere che conosco vivono “sulla soglia”. Sospesi! La soglia di un tempo che non è il loro; la soglia di un luogo che a questi uomini non appartiene. Probabilmente sconfitti dalla storia, ma non vinti nella loro umanità.

Nel carcere che conosco, infatti, ho visto crescere e concentrarsi ricchezze umane immense e preziose.

La sfida di ogni giorno che rimane intatta, tra queste mura, è l’estrema attenzione ad ogni cosa, soprattutto alle piccole, perché in questo luogo si deve vivere di poco.

Qui, nel carcere che conosco, ognuno diviene un uomo nudo nella sua umanità. Deposte le maschere, lasciati i fantasmi, perduti i ruoli al di là del solenne cancello d’ingresso ognuno ha lasciato al di fuori il proprio “cane nero”.

La poesia che sale da queste pagine  sia dunque augurio –che di quel “cane nero” fuori dal cancello, nel giorno in cui le sbarre saranno aperte, non resti più alcuna traccia, dissolto come si dissolve la nebbia del mattino per una nuova giornata di sole.»

(don Francesco Tamponi, cappellano)

«...Questo libro - sospeso fra poesie, illustrazioni, sentimenti e parole - è la testimonianza viva, palpabile di quando la solidarietà si fa corpo di una comunità; attraverso le parole si crea quel rapporto fra uomini e donne, fra cittadini liberi e detenuti che consente di conoscere, anche per il tramite della trasposizione letteraria, i pensieri, le ansie, le angosce di chi - per un reato, per un errore, per un crimine, per uno sbaglio - vive chiuso da anni, talvolta da moltissimi anni, fra quattro mura.

Il carcere di Tempio Pausania, sia strutturalmente che per le tecniche di condotta della Direzione e della Polizia Penitenziaria, è un carcere moderno, ma è pur sempre un carcere, un luogo quasi extra-territoriale dove il tempo non ha lo stesso valore di quello di fuori, dove le parole hanno un peso specifico forse superiore rispetto all'esterno, dove i silenzi e i rumori hanno qualcosa di particolare, di angosciante, di tenace. Dove le parole "libertà", "futuro", "domani" hanno colori propri, cangianti che ci richiamano all'attenzione, all'ascolto, al sentimento di chi vive fuori, di chi ricopre incarichi pubblici ed istituzionali, di chi opera nel volontariato, nella cultura, nella scuola, nelle arti.

Questo libro ci aiuta proprio a questo: ad ascoltare. E, se siamo attenti e lucidi, ad imparare dalla ricchezza di chi ci ha donato queste parole, questi sentimenti, queste poesie colme di dolore, di lacrime e di speranza.»

(Emiliano Deiana, presidente Unione dei Comuni )

 La Nuova Sardegna 28.11.13

 La Nuova Sardegna 04.12.13

 L'Unione Sarda 05.12.13

 La Nuova Sardegna 08.12.13

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