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Sospesa

tra inferni di verde terrore

e cieli profondi d'enigmi

stellati

 

 

 

 

 

 

 

Pittura su vetro

cm. 55 x 55

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Come si può rappresentare un'anima?

Con delle luci colorate in movimento, forse; oppure ricorrendo a dei simboli.

In questo dipinto l'anima è ritratta come un fiore-stella a cinque punte. Il cinque è un numero collegato all'essere umano: cinque sono i suoi sensi, cinque sono le sue "punte" (gli arti e la testa, come nell'uomo Vitruviano disegnato da Leonardo). Cinque è anche il numero della vitalità universale, della potenzialità creativa; e con una stella a cinque punte si rappresenta Venere, il pianeta del femminino. Questa è un'anima femminile, infatti.

E come ogni anima si libra tra il cielo (la galassia in basso a sinistra) e l'inferno (la nube in fiamme in alto a destra). La raffigurazione dell'inferno è solo apparentemente ingenua: perché il nostro inferno interiore - di questo si tratta - è davvero costituito da nubi di confusione e dubbio, da fiamme di tormenti inutili, da vortici di occupazioni e preoccupazioni spesso vane, da paure che ci stritolano proprio come se fossero verdi mostri.

Nella galassia che indica il paradiso interiore, invece, si può scorgere la costellazione di Orione con la stella Sirio. Per gli antichi egizi Orione era la dimora di Osiride, il dio-uomo, e da Sirio proveniva Iside, che dell'uomo è anima e coscienza. Non a caso Sirio è la stella più luminosa del nostro cielo astronomico, così come la coscienza è la componente più chiara e luminosa dell'essere umano.

 

Sulla destra compaiono poi una rosa e un'orchidea, simboli rispettivamente del principio femminile e del principio maschile, presenti in ogni individuo. L'esagramma, in mezzo, richiama all'equilibrio che dovremmo mantenere tra queste due polarità psichiche. Ma i due fiori rappresentano anche l'amore tra uomo e donna, che è sempre sospeso - come nel dipinto - tra cielo e inferno.

 

Il serpente sulla sinistra non è una metafora del male, come si è soliti pensare. Anticamente, infatti, aveva una valenza assai diversa: era uno dei simboli della Dea, ossia del volto femminile di Dio, oltre che della saggezza delle donne.

Era collegato anche alla Madre Terra, che dà la vita e la toglie, manifestando una immensa sapienza: perché se così non facesse nessun rinnovamento sarebbe possibile.

La triplice luna che appare sotto il serpente è un richiamo ai tre volti della Dea, e dunque della donna nella sua completezza: vergine, madre e vecchia saggia.

Questi concetti densi di significato si ribaltarono quando si instaurò il patriarcato, che demonizzò la donna, la Dea e i loro simboli - tra cui il serpente -, associandoli al male e alla stregoneria intesa nel senso peggiore del termine.

 

In alto a sinistra è raffigurata una tavola mantica, usata nell'antichità per la divinazione. Vi compaiono segni conosciuti e altri ignoti, almeno alla maggior parte delle persone. Sono i simboli della conoscenza a cui ogni anima anela, e di cui in questa vita potrà ricevere solo dei frammenti. Ecco perché la tavola mantica, per quanto si possa leggere, non potrà essere decifrata: il mistero di ciò che siamo non può essere sondato. Ma la sete di conoscenza è ciò che distingue, più di ogni altra cosa, l'essere umano da qualunque altra forma vivente.

 

I raggi dorati che si dipartono dal fiore centrale ritraggono i desideri inespressi dell'anima, spesso ignorati dalla mente. E' più facile che li percepisca il cuore.

 

Infine, al centro, vi è una farfalla. Per gli antichi greci la farfalla era per l'appunto il simbolo dell'anima. E' facile immaginarne il motivo: è un insetto che, dopo una vita da verme, mette le ali e cambia aspetto e livello di esistenza. Proprio come l'uomo che, dopo la morte, lascia il suo corpo come fosse un bozzolo, liberando tutto ciò che vi stava imprigionato.

La farfalla richiama al processo di trasformazione alchemica a cui è sottoposto ciascuno di noi, anche suo malgrado, durante la vita. Ma è anche la rappresentazione della libertà a cui ogni uomo aspira. Una libertà che può essere conquistata solo a patto di sapersi sciogliere dai lacci delle convinzioni fasulle, dei conformismi e dei dogmi di qualunque natura imposti dalla società e dalla cultura di ogni tempo.

Maria Antonietta Pirrigheddu

08.09.08

 
 

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